Mbaye, l'Ibra umile e attaccato alla maglia cerca il suo spazio. In campo e nel cuore dei bolognesi

Mbaye, l’Ibra umile e attaccato alla maglia cerca il suo spazio. In campo e nel cuore dei bolognesi

Ci sono calciatori a cui viene perdonato tutto, sarà per il loro talento o la loro innata capacità di suscitare simpatia nei tifosi, e altri a cui non viene perdonato nulla, bollati come scarsi (o meglio ‘tristi’, per dirla alla bolognese) fin dal primo pallone toccato. È il caso di Ibrahima Mbaye, che nel ritorno della finale playoff 2015 contro il Pescara si fece ingenuamente espellere e da quel preciso istante (era il 65’) non è più riuscito a guadagnarsi la piena fiducia del pubblico di fede rossoblù. Eppure ‘Ibra’, diminutivo che in epoca di suggestioni (anzi, illusioni) ‘zlatanesche’ attira facili battute, quella sera di giugno di cinque anni fa la Serie A l’ha conquistata con merito al pari dei suoi compagni, e oggi è uno degli unici due superstiti della squadra allora allenata da Delio Rossi. Lui e Angelo Da Costa, che da lì in avanti il campo l’ha visto poco o nulla ma che sotto le Due Torri è amatissimo (giustamente, in quanto persona splendida e professionista impeccabile).
Analizzando il percorso felsineo di Mbaye, prelevato dall’Inter per circa 3,5 milioni di euro, emerge come nella massima serie il senegalese abbia una media di 19,8 partite disputate a campionato, con 78 presenze da titolare sulle 99 complessive. Questi dati, che se allargati alla B e alla Coppa Italia raccontano di 115 gettoni totali, con 4 gol e 5 assist, vanno a delineare il profilo non una prima scelta ma senza dubbio di una seconda linea più che affidabile, indipendentemente dalla collocazione tattica e dal tempo trascorso in panchina. In una difesa a quattro, infatti, l’ex nerazzurro ha dimostrato di sapersela cavare sia da terzino destro che sulla corsia mancina, calandosi subito bene all’interno dei match anche dopo settimane passate a guardare gli altri. Tutto ciò è segno di un ragazzo serio che con educazione e abnegazione sa stare al suo posto, lavorare nel modo migliore durante la settimana e farsi trovare pronto quando chiamato in causa.
La maggior propensione alla copertura anziché alla spinta, unità alla scarsa spettacolarità delle giocate e a qualche sbavatura di troppo con la palla tra i piedi, hanno contribuito a non far decollare il gradimento della piazza verso Ibrahima, spesso vittima di critiche immotivate per la ferocia con cui vengono espresse. Non ruberà l’occhio, certo, non offrirà spesso prestazioni da 7 in pagella, ma i terzini disastrosi sono fatti diversamente, e da queste parti dovremmo saperlo visto che in passato ne abbiamo visti parecchi. Come ha riconosciuto con grande onestà nei mesi scorsi il suo agente-tutore-papà Beppe Accardi, il Bologna ha fatto un grande colpo acquistando proprio in quel ruolo Takehiro Tomiyasu, ma ‒ aggiungo io ‒ sarebbe un errore sottostimare le doti di Mbaye (specialmente in marcatura e nell’uno contro uno) e privarsene a cuor leggero. Una cosa è sicura: se questo ‘Ibra’ umile e attaccato alla maglia resterà in rossoblù, non demorderà mai, provando a guadagnarsi più spazio sul rettangolo verde e magari, finalmente, anche nel cuore dei bolognesi.

Simone Minghinelli

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