11/01/2026
Simone Minghinelli
Il punto di Mingo, OneFootball

Strano sentir parlare di Bologna “imborghesito”, ora la rimonta passa da Verona (e dal mercato). Cambiaghi ingenuo ma regolamento demenziale

Tempo di Lettura: 4 minuti

All’indomani del beffardo pareggio maturato al Sinigaglia di Como, oltre all’amarezza per l’eurogol incassato da Baturina quasi allo scadere, sono due le sensazioni che prevalgono: il Bologna si è finalmente risvegliato e l’odierno regolamento del calcio è una roba demenziale.

Cominciamo col sottolineare la buona prova dei rossoblù in casa di una delle squadre più valide e più in forma della Serie A, quella che tiene maggiormente il pallone tra i piedi e che fino a ieri pomeriggio vantava la miglior difesa del torneo (ora è la seconda, dietro alla Roma). Fino al 60′ Freuler e compagni hanno reso la vita difficile agli uomini di Fabregas, che infatti è apparso spesso parecchio agitato davanti alla sua panchina, e anche in seguito all’espulsione di Cambiaghi non si sono fatti mettere i piedi in testa, con Italiano molto bravo a ridisegnare l’assetto tattico inserendo Casale e proponendo un compattissimo 3-5-1.

A proposito dei confortanti segnali di reazione arrivati in riva al Lago, ci hanno stupito e per certi versi preoccupato le parole pronunciate dal mister a fine gara: «Dopo la Supercoppa ci eravamo un po’ imborghesiti». Onestamente, vedendo all’opera il BFC contro Inter e Atalanta (ma non solo), era più facile pensare ad una squadra stanca, poco brillante e poco lucida, incapace di essere intensa e arrembante come da marchio di fabbrica del suo allenatore. E poi, avendo ormai imparato a conoscere questo gruppo, che pur in alcuni interpreti è cambiato nel corso degli anni, veniva difficile pensare ad un problema di atteggiamento, tipico di chi si monta la testa e scende in campo con sufficienza. Se però a sostenerlo è colui che più di tutti ha il polso dello spogliatoio, non si può far altro che prenderne atto e sperare che si sia trattato di un ‘peccato di gioventù’ adesso espiato (almeno all’apparenza) e che servirà di lezione per il futuro.

Resta comunque il fatto che gli impegni sono stati e – si spera – saranno ancora numerosi da qui a fine stagione, che gli infortuni hanno creato problemi e che alcuni elementi dell’organico attuale danno l’idea di non essere all’altezza della situazione. Dove per ‘situazione’ si intende un club che vuole far strada in Europa (oltre che in Coppa Italia) e nel contempo rimanerci attraverso il campionato, anche se la concorrenza è folta e agguerrita e la missione non è affatto semplice. E allora viene naturale guardare al mercato e sperare che la società voglia e riesca a fare qualcosa per alzare un po’ il livello: in difesa, alla luce delle precarie condizioni fisiche di Lucumí e del rendimento di Casale e Vitik, serve subito un nuovo centrale; a centrocampo, viste in particolare le difficoltà di Ferguson, non sarebbe affatto male sostituire Sulemana (che evidentemente non convince il mister e chiede di andarsene) con un mediano più pronto e affidabile; infine, fra le punte, ad un Castro che deve crescere e ad un Immobile che deve recuperare andrebbe affiancato un giocatore migliore di Dallinga, autentica delusione. Facile? No, men che meno a gennaio, ma bisogna provarci.

Ora il calendario dice Verona, recupero della 16^ giornata, una bella – ma insidiosa – opportunità per accorciare in classifica e rientrare a pieno nel giro delle coppe. Al netto di qualche lacuna, il Bologna ha le qualità per giocarsela fino in fondo quantomeno con l’Atalanta (da prendere ad esempio, vista la rimonta compiuta in due mesi), lo stesso Como e verosimilmente la Lazio, di scena oggi proprio al Bentegodi. Tuttavia, per non perdere di vista già a metà gennaio uno degli obiettivi stagionali, giovedì prossimo bisognerà per forza ricominciare a vincere (cosa che in campionato non accade dal 22 novembre), proseguendo poi la marcia al Dall’Ara contro la Fiorentina, in un derby dell’Appennino che si preannuncia infuocato. Ma andiamo con ordine, una gara alla volta, come amano dire i calciatori: testa solo sull’Hellas, un appuntamento da non fallire per nessuna ragione al mondo.

Chiudiamo, forse per sempre (tanto parlarne è diventato inutile, hanno sempre ragione loro), col capitolo legato agli arbitri, partendo dal presupposto che in epoca VAR le ingenuità vanno ridotte al minimo se non azzerate, e quindi Cambiaghi non doveva cadere nella trappola di Van der Brempt. Dal vivo Rosario Abisso, uno che in carriera ha collezionato 120 direzioni in Serie A e 83 in B nonostante un rendimento spesso molto al di sotto della sufficienza, aveva incredibilmente preso la decisione giusta: l’ala rossoblù subisce infatti un colpo alle spalle e di puro istinto, senza cattiveria, allarga il braccio per allontanare il ‘pericolo’, colpendo in modo lieve un avversario furbo e codardo che prima mette in scena una recita e in seguito si rialza ed esulta sotto i Distinti («bisogna punire le azioni, non solo le reazioni», dirà poi Pobega). Purtroppo in casi simili il VAR (ieri Paolo Silvio Mazzoleni, un altro non troppo ‘fortunato’ col BFC, mettiamola così…) interviene, e al monitor lo scenario cambia, perché al rallenty anche un buffetto diventa un pugno e allora addio, destino segnato e rosso inevitabile. In realtà ci era stato spiegato che un colpo, per essere da espulsione, dev’essere caricato con l’intenzione di far male, e il gesto di Cambiaghi non sembra proprio rientrare in questa casistica.

VAR che toglie, VAR che dà. Qualche minuto dopo Abisso si fa trarre in inganno da Douvikas (che andava ammonito per simulazione) e fischia rigore per un (non) fallo in area di Vitik sul greco: a quel punto Mazzoleni, rilevando un chiaro ed evidente errore, porta il fischietto palermitano a sanarlo tramite on field review. Meglio non pensare a cosa sarebbe successo se quel penalty fosse stato confermato e segnato, sia in termini di polemiche che di risultato finale. Forse, tutto sommato, all’interno del solito imprevedibile circo è andata bene così. Consapevoli però che continueremo a discutere, pressoché inermi, di uno sport bellissimo che l’uomo, non il mezzo tecnologico, sta continuando a rovinare.

Simone Minghinelli

© Riproduzione Riservata

Foto: Marco Luzzani/Getty Images (via OneFootball)

Condividi su: