05/03/2026
Riccardo Rimondi
OneFootball, L'intervista

Bombardini: “Italiano ha trovato soluzioni e andrà avanti così, il Bologna con la Roma se la giocherà. Europa o meno, ora il club ha uno status importante”

Tempo di Lettura: 4 minuti

In carriera 64 presenze e 3 gol con la prestigiosa maglia numero 10 del Bologna, sua squadra del cuore, che ha condotto in Serie A da protagonista nella stagione 2007-2008 e contribuito a salvare nelle due successive, adattandosi anche nell’insolito ruolo di terzino. Per analizzare il percorso generale e il momento attuale dei rossoblù, reduci da 5 vittorie consecutive dopo due mesi a dir poco complicati e attesi da un doppio impegno casalingo fondamentale (Verona in campionato e soprattutto Roma in Europa League), oggi abbiamo contattato Davide Bombardini.

Ciao Davide, è un piacere ritrovarti: di cosa ti stai occupando adesso? «Non sono rimasto nel mondo del calcio, opero nel settore immobiliare. Però guardo le partite che ritengo potenzialmente belle e di spettacolo, e ovviamente seguo sempre il Bologna: giovedì prossimo sarò al Dall’Ara per la sfida di Europa League contro la Roma, sperando succeda qualcosa di bello».

Intanto a Pisa i rossoblù hanno ottenuto la terza vittoria di fila in campionato… «Sono le classiche gare che di base devi portare a casa, ma il successo non è mai scontato o dovuto: il Pisa si è sempre dimostrato combattivo e anche nelle sconfitte, spesso e volentieri, è comunque rimasto in gara fino alla fine con punteggi di misura. Vedo un Bologna in fase di guarigione e che alla fine è riuscito a prevalere con merito, portando dalla propria un match complesso grazie alla magia di Odgaard».

Un Bologna con una nuova ‘cravatta’ e reduce da un filotto ancora più ampio, contando anche l’Europa. «Cinque vittorie consecutive non sono mai frutto del caso né facili da ottenere, neppure quando il calendario all’apparenza è più benevolo. Per quanto riguarda la nuova ‘cravatta’, un allenatore vede la squadra tutti i giorni e ha il termometro della situazione, da qui magari la scelta di un calcio meno spavaldo e più accorto. I risultati stanno tornando, quindi a maggior ragione è giusto proseguire sulla strada delle modifiche intraprese da Italiano e dal proprio staff».

A tuo avviso il mister proverà a tornare alla versione precedente? «Quando le cose non stanno andando bene si può decidere di cambiare qualcosa. Se si sceglie di farlo e le modifiche funzionano, almeno nel breve periodo non si torna più come prima. Discorso magari diverso per quanto riguarda un futuro più lontano ma nell’immediato, dopo aver trovato delle buone soluzioni, è difficile discostarsi da essere e si tende a proseguire così».

Ti porto sulle fasce, territorio che conosci bene: Bernardeschi e Rowe in ascesa, Cambiaghi e Orsolini un po’ in calo… «’Orso’ negli ultimi due-tre anni ha avuto un rendimento e una continuità di alto profilo, un calo può essere fisiologico ma sono sicuro che saprà riprendersi, sfoderando nuovamente le proprie giocate. Le qualità tecniche e fisiche di Bernardeschi erano note e conclamate e in estate ero molto felice del suo arrivo, chiaro che arrivava da un campionato molto più soft come la MLS ma resta un giocatore di livello. Rowe ha bisogno di aumentare via via il minutaggio, quanti calciatori abbiamo visto uscire alla distanza negli anni? Il suo potenziale è sotto gli occhi di tutti. E Cambiaghi rimane un giocatore di assoluta affidabilità, deve solo ritrovare un po’ di brillantezza atletica».

Come vedi il doppio confronto europeo con questa Roma in grande spolvero? Dove la si può colpire? «Il Bologna può giocarsi le proprie chance, pur essendo la Roma un po’ più forte almeno sulla carta. Non sarà facile e di certo avrei preferito l’incrocio col Friburgo anche in chiave ranking UEFA, ma se si vuol provare a fare strada nel torneo bisogna affrontare ed eliminare tutte le migliori. Inoltre Italiano è abituato a questi confronti sui centottanta minuti, i suoi percorsi europei sono lì a testimoniarlo».

Credi ancora alla possibilità di un piazzamento tra le prime sette in Serie A? «Faccio fatica a crederci, guardando alle avversarie più vicine in classifica il Como sta disputando una bellissima stagione e l’Atalanta dall’arrivo di Palladino ha innestato una marcia in più. In ogni caso non ne farei un dramma se il Bologna dovesse fallire l’aggancio alla zona europea, ricordiamoci che nelle ultime due stagioni sono rimaste fuori dal palcoscenico continentale realtà come Napoli prima e Milan poi, squadre con rose attrezzatissime. Lo sappiamo, non è per nulla facile prendersi uno dei sette slot che valgono le coppe».

In caso di mancata qualificazione europea, ti aspetti una mezza rivoluzione estiva? Credi che il club possa continuare a lottare per l’Europa in futuro? «Non mi aspetto alcuna rivoluzione, credo anzi che il Bologna proseguirà sulle basi poste, possibilmente puntellando l’organico con giovani di qualità e sicuro avvenire: oggi il Bologna è diventato una garanzia, si è guadagnato un certo status e una certa realtà visti i risultati degli ultimi anni, perciò non ho dubbi che continuerà a lottare per obiettivi di spessore e per provare a fare ancora cose eccezionali».

Da Pisa al Pisa, e la mente ritorna subito al 1° giugno 2008… «Fu una vera e propria liberazione, al fischio finale mi buttai a terra e iniziai a piangere. Desideravo tanto giocare nel Bologna per riportare in Serie A i miei colori, le fatiche di un intero anno vennero ripagate da una gioia immensa e commovente: non avrei digerito una mancata promozione. Ricordo benissimo quelle ultime settimane, il campionato si decise nelle ultimissime tornate e chiudemmo davanti a Lecce e Albinoleffe: ripeto, festeggiai piangendo con le mani in faccia tanta era la mia emozione in quel momento».

Riccardo Rimondi

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Foto: Roberto Serra/Getty Images (via OneFootball)

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