Casarini:

Casarini: “Ad Alessandria mi sono rimesso in gioco e voglio scalare le categorie. Nel Bologna è cambiato tutto, Saputo ha investito tanto e merita l’Europa”

Quello tra il Bologna e Federico Casarini, carpigiano classe 1989, non è un legame qualsiasi. Cresciuto nel settore giovanile del club, il grintoso centrocampista ha esordito in Serie A nel 2009 proprio con la maglia rossoblù, quando sulla panchina felsinea sedeva un certo Sinisa Mihajlovic. Arrivato anche a vestire la fascia da capitano, collezionando complessivamente 108 presenze, 1 gol e una memorabile promozione nel massimo campionato, ‘Fede’ non ha mai dimenticato tutti quegli anni vissuti sotto le Due Torri, anche adesso che veste la storica casacca grigia dell’Alessandria e punta a scalare le categorie del calcio italiano. Magari per tornare un giorno sul prato del Dall’Ara, seppure da avversario.

Federico, è un piacere ritrovarti: come procede la tua avventura all’Alessandria? «Il presidente Di Masi è una persona seria che ci è stato vicino nel recente periodo di difficoltà causato dal COVID, abbiamo a disposizione un bellissimo centro sportivo e c’è programmazione, tutte cose che in Serie C non è così scontato trovare. Due anni fa non ero convinto di scendere di categoria, ma quando si è fatto avanti un club storico come l’Alessandria mi è subito piaciuta l’idea di sposarne il progetto a lungo termine. La scorsa stagione è stata particolare, siamo arrivati a giocarci i playoff ma poi siamo usciti malamente contro il Carpi. Quest’anno siamo attrezzati per fare un campionato di vertice, la squadra è stata costruita bene e siamo una bella realtà, ora sta a noi portare a casa i risultati».

A 31 anni sono più i rimpianti o la voglia di dimostrare che meriti una categoria superiore? «Nella mia carriera ho avuto alti e bassi. Il dispiacere più grosso è stata retrocedere in C col Novara da capitano, perché quella squadra non lo meritava sia per valori tecnici che umani. Adesso credo ancora di potermi giocare le mie carte per dimostrare che posso salire di livello, e spero di riuscirci proprio con l’Alessandria».

Qual è il tuo legame attuale con Bologna? «Sono nativo di Carpi, ma mia moglie e mio figlio sono nati a Bologna e il percorso in maglia rossoblù mi ha segnato: ancora oggi ho alcuni amici che lavorano in società, nel settore giovanile. Da quando nel 2015 abbiamo vinto i playoff sono tornato a Casteldebole solo una volta, lasciando alcuni inviti per il mio matrimonio (ride, ndr), un po’ per nostalgia e un po’ perché non mi ero lasciato benissimo con la società di allora. Oggi ci sono persone diverse, è vero, ma non mi va nemmeno di tornare in una realtà completamente cambiata. Riguardo a quell’avventura non ho rimpianti, l’ultimo anno sono rimasto nonostante il contratto in scadenza perché giocare nel Bologna era il mio sogno, e ho avuto la fortuna di far parte di un gruppo meraviglioso. Quel legame così speciale è nato anche per la difficile situazione che ci siamo trovati a vivere, sia a livello societario che di rosa: abbiamo iniziato il campionato con una squadra totalmente nuova, e fare qualcosa di così importante in quelle condizioni è stato bellissimo».

E con Mihajlovic che rapporto c’è? Fu lui, il 18 gennaio 2009, a farti esordire in Serie A… «Sì, debuttai con Sinisa in trasferta a Catania, una partita che vincemmo 2-1. Per me è stata una persona molto importante, e quando ha attraversato il suo periodo più brutto gli ho mandato un messaggio per farglielo sapere: è un piccolo gesto, lo so, ma spero gli abbia fatto piacere».

Credi che ci sia l’Europa nel futuro del Bologna? «Saputo lo meriterebbe, ha investito tanto sia nella squadra che nelle infrastrutture. Ha reso Casteldebole un ambiente all’avanguardia, e lo stesso intende fare con lo stadio Dall’Ara, senza dimenticare il potenziamento del settore giovanile e tante altre iniziative degne di lode: credo che nei suoi programmi a medio-lungo termine l’approdo in Europa League ci sia, e spero che il club riesca a raggiungerla il prima possibile. È chiaro che non sarà semplice, perché in Italia ci sono tante formazioni attrezzate per provarci, ma secondo me i rossoblù sono sulla buona strada».

Sotto le Due Torri sei ricordato con affetto, vuoi approfittarne per mandare un messaggio alla piazza? «Saluto con affetto tutti i tifosi rossoblù, ancora oggi qualcuno di loro mi scrive e ogni volta che torno in città ricevo attestati di stima. Non mi sono mai auto-sponsorizzato, sono sempre stato sulle mie, consapevole di essere un giocatore normale. Eppure devo aver lasciato qualcosa di positivo non solo come calciatore ma soprattutto come persona, e questo mi fa enormemente piacere».

Allora ti aspettiamo al Dall’Ara, ovviamente in Serie A… «Magari (ride, ndr)! Impresa non semplice, ma qualche anno di carriera a disposizione ancora ce l’ho e sarebbe stupendo, sia per l’Alessandria che per riabbracciare uno stadio che nel mio cuore non ha eguali».

Simone Minghinelli

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