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Daino: “Lo stop al campionato ha spezzato tanti sogni, ora ci sono altre priorità. Bologna club prestigioso, un onore averci giocato”

Con la maglia rossoblù 90 presenze e 2 gol, l’ingiusta e discutibile retrocessione in Serie B del 2005 ma anche l’esaltante cavalcata verso la promozione del 2008. Sotto le due Torri, inoltre, l’incontro con la futura moglie Stefania e la nascita della primogenita Nicole (in seguito, ad Alessandria, è arrivato anche Gabriel), a coronare un legame che va ben oltre il rettangolo verde. Per parlare del Bologna di ieri e di oggi, analizzando nel contempo la complessa situazione in cui si trova attualmente il calcio italiano, abbiamo contattato l’ex terzino Daniele Daino, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo è comunque rimasto nel mondo del pallone e si è occupato in particolare dei più giovani, con ottimi risultati. Ecco cosa ci ha raccontato…

Daniele, come va e dove ti trovi adesso? «Sono a Bologna dalla famiglia di mia moglie. Stiamo bene, adesso bisogna solo rispettare le regole e far passare questo maledetto periodo, sperando che man mano i contagi diminuiscano».

Di cosa ti occupi oggi? «Guardo tanto calcio, studio e aspetto l’occasione giusta. Prima dell’emergenza stavo seguendo con grande attenzione il Sassuolo di De Zerbi. Roberto è un amico, giocavamo insieme nella Primavera del Milan».

Potresti entrare nel suo staff? «Vediamo, sarebbe bello… Alla peggio andrò avanti da solo, preferisco darmi da fare piuttosto che correre dietro agli altri».

E in effetti, soprattutto in Romagna, ti sei dato molto da fare. «Nel 2014 ho fondato la Daino Soccer Academy, per insegnare quei principi calcistici che i bambini devono imparare in tenera età. Anno dopo anno, vedendo che le cose andavano bene, mi hanno chiamato alcune società (Riccione e Perla Verde, ndr) e sono diventato responsabile dei loro settori giovanili. Dal 2016 al 2017 ho anche allenato la Prima Squadra del Riccione, vincendo il campionato di Seconda Categoria».

A proposito di campionati, credi che si riprenderà a giocare? «Purtroppo non vedo grossi spiragli, in primis perché i tempi per tornare alla normalità temo saranno più lunghi di quello che generalmente si pensa. Da appassionato e addetto ai lavori mi dispiace tantissimo, il calcio è una componente importante della nostra vita, ma al momento ci sono altre priorità».

Verissimo. Peccato perché stavamo vivendo una delle stagioni più interessanti degli ultimi anni… «Eh sì, mai come stavolta avevamo un campionato equilibrato e combattuto un po’ su tutti i fronti, a cominciare dallo scudetto. Sarebbe stato interessante vedere se Lazio fosse riuscita a lottare con la Juventus fino in fondo, e capire quanta strada avrebbe fatto ancora l’Atalanta in Champions League, solo per citare due tra le numerose storie avvincenti ed emozionanti: tanti sogni spezzati, credo che oggi sia questa la descrizione più calzante per il nostro calcio».

Scudetto assegnato anche in caso di stop definitivo: sì o no? «No, sarei per non assegnare alcun titolo. Credo che la classifica vada cristallizzata così com’è oggi, con i relativi piazzamenti europei, mentre per quanto concerne le retrocessioni e le promozioni dalle serie inferiori dovrà per forza di cose intervenire la Federazione. E non saranno decisioni facili».

Ti capita di guardare qualche partita del Bologna? «Certo, lo seguo spesso e secondo me stava facendo il campionato che doveva fare, considerando il valore della rosa e quanto successo da luglio in poi. Con la situazione ormai tranquilla, si stava tentando un ulteriore saltino verso la zona più nobile della classifica, a ridosso dell’Europa, obiettivo che penso sia raggiungibile nei prossimi anni: la società sta lavorando in tal senso e la crescita è evidente».

Per la gioia dei tifosi e del presidente Saputo, che ha investito tanto. «Quando mi è capitato di parlarne l’ho sempre descritto come il grande artefice di tutto questo. Mi sembra che col passare del tempo si sia davvero innamorato di Bologna e della sua gente: ora ogni sacrificio economico lo fa col sorriso, mi verrebbe quasi da dire, sicuramente con notevole passione e trasporto».

I risultati e le prestazioni arrivati sotto la gestione Mihajlovic hanno aiutato. «Erano anni che non si vedeva un entusiasmo del genere attorno alla squadra, e la coraggiosa battaglia di Sinisa contro la malattia ha rafforzato ancora di più quella splendida alchimia che già si era creata. Considero questa la grande vittoria del Bologna, a prescindere dai risultati».

Tra i rossoblù c’è un giocatore che apprezzi particolarmente? «Sono stati acquistati diversi giovani interessanti, ognuno dei quali si sta adattando coi propri tempi al calcio italiano: stagione dopo stagione, grazie all’esperienza acquisita, miglioreranno sempre di più e faranno fare un ulteriore salto di qualità alla squadra. A livello di singoli mi piace molto Dijks, che ricopre il mio stesso ruolo anche se sulla fascia opposta, l’infortunio che gli è capitato rappresenta un grosso dispiacere perché stava crescendo tantissimo e garantiva prestazioni di alto livello. È davvero un ottimo terzino, bravo sia in fase di spinta che di contenimento, e la sua assenza si è fatta sentire».

In che modo credi sia migliorabile l’organico attuale? «Innanzitutto inserirei un terzino destro, a maggior ragione se si decidesse di spostare Tomiyasu in mezzo. Non me ne voglia Mbaye, che spesso si è rivelato utilissimo, ma a lui non puoi chiedere di spingere e andare a rifinire le azioni: deve giocare semplice e non osare troppo, per caratteristiche credo possa diventare un buon centrale. Andrei poi ad aumentare la qualità in mediana, dove invece la quantità e i polmoni non mancano. Davanti mi dispiace che non venga preso troppo in considerazione Santander, personalmente lo reputo un buon centravanti. Senza dubbio i problemi fisici lo hanno frenato, e poi è evidente che Mihajlovic preferisca gli attaccanti che non danno punti di riferimento e vengono a giocare fuori linea, gli imprevedibili».

Come Palacio e Orsolini, insomma. «Loro sono i due più grandi talenti a disposizione del Bologna, peccato solo che la carta d’identità non giochi a favore di Palacio. Su Orsolini il club ha investito una cifra pesante e ritengo abbia fatto benissimo, perché potenzialmente può diventare un campione e lasciare il segno anche con la maglia della Nazionale. Dipenderà soprattutto dal ragazzo, dal suo impegno e dalla sua voglia di migliorare, seguendo i consigli e l’esempio di un allenatore che lo sta mettendo nelle condizioni di esprimersi al top».

Cos’ha rappresentato e cosa rappresenta per te Bologna? «Con Bologna ho un rapporto che va oltre il calcio giocato: sotto le Due Torri ho trascorso quattro anni intensi, ho conosciuto mia moglie ed è anche nata mia figlia. Conservo un bellissimo ricordo di quel periodo e di tutto l’ambiente rossoblù, torno spesso in città e sono orgoglioso di aver indossato una maglia così prestigiosa. Si sente sempre parlare delle solite piazze, Milano, Napoli, Roma e Torino, in alcune di esse ho avuto la fortuna di giocare e posso dire che Bologna non è inferiore: solo chi l’ha vissuta a pieno conosce davvero l’amore, la passione e l’entusiasmo che si può scatenare attorno alla squadra. Questo non lo affermo per questione affettive, essendoci appunto un forte legame familiare, ma perché ritengo veramente il Bologna uno dei club più importanti d’Italia».

Simone Minghinelli

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