De Carolis:

De Carolis: “Il Bologna è sulla strada giusta, con qualche ritocco l’Europa può arrivare l’anno prossimo. Mihajlovic ha ragione sia sui media che sugli arbitri”

Il sogno Europa League che sembra sfumato ma l’obiettivo ottavo posto ancora alla portata, la voglia della squadra di concludere in crescendo questa stagione ma anche l’occhio vigile della dirigenza sul mercato, per rendere l’organico sempre più competitivo. E poi il duplice sfogo di Sinisa Mihajlovic, che mercoledì se l’è presa sia con Sky che con la classe arbitrale italiana. Insomma, in casa Bologna gli argomenti e gli spunti di riflessione non mancano: di tutto questo e di molto altro, allargando lo sguardo all’intera Serie A, ne abbiamo parlato oggi con Guido De Carolis, giornalista del Corriere della Sera.

Guido, dopo le prime cinque giornate post lockdown qual è la tua opinione su questo ‘nuovo’ calcio? «Senza dubbio è un calcio diverso, in cui l’aspetto fisico conta più di quello tecnico. È anche un calcio pieno di errori, sia da parte dei giocatori che degli arbitri, e quindi più spettacolare, perché vediamo partite che si aprono, si chiudono e si riaprono di continuo. Il livello di qualità si è abbassato ma è aumentata la quantità di gol e di occasioni, e di conseguenza il divertimento».

Al vertice della Serie A le gerarchie non sono cambiate: te lo aspettavi o credevi nel ribaltone? «Una grande sorpresa c’è stata, ovvero la vittoria della Coppa Italia da parte del Napoli, tutt’altro che scontata. La Juventus ha ricominciato con grande difficoltà, specie sul piano atletico, da qui la sofferenza sia in semifinale che appunto in finale, senza mai andare a segno. Per quanto riguarda il campionato, la classifica mi sembra ormai delineata, e personalmente non ho mai creduto ad un recupero della Lazio in ottica scudetto. Il motivo è molto semplice: Inzaghi ha una rosa talmente corta che aveva dovuto uscire dall’Europa League per affrontare un solo impegno a settimana, e ora che bisogna giocare ogni tre giorni non può competere con un organico come quello della Juve. L’Inter sta andando incontro a problematiche interne, mentre non mi aspettavo un’Atalanta così in forma: certo, è abituata a giocare ad altissima intensità, ma era difficilmente pronosticabile che riuscisse a mantenere lo stesso ritmo e a proporre lo stesso ottimo calcio dopo tre mesi di stop».

La corsa all’Europa League sembra ormai segnata, mentre rimane avvincente il duello tra Genoa e Lecce per non retrocedere… «Il Milan ha riattaccato la spina davvero bene, però mancano sette partite alla fine e c’è ancora tempo per qualche colpo di scena, a patto che le rivali trovino un po’ di continuità. Non mi stupirei se la Roma continuasse a calare, ma i margini di recupero sono comunque stretti: ad esempio il Sassuolo, la più in forma tra le inseguitrici, partiva troppo staccato e non credo possa più ambire ad un posto in Europa. Per quanto concerne la lotta salvezza, pare che Torino, Udinese e Sampdoria ne stiano venendo fuori, restano in ballo Lecce e Genoa, che fra l’altro dovranno sfidarsi in uno scontro diretto che potrebbe rivelarsi decisivo».

E il Bologna come lo vedi? Quanto manca per entrare fra le prime sei-sette della classe? «Il Bologna è da parte sinistra della classifica, la vittoria a San Siro ha suggellato una bella annata ma per l’Europa League bisogna aggiungere ancora qualcosa. Sono state gettate delle basi solide, con qualche ritocco si potrebbe pensare già dall’anno prossimo di inserirsi tra le contendenti. Finalmente, dopo tanti anni, stiamo rivedendo una squadra capace di giocarsela a viso aperto contro chiunque, senza alcun timore reverenziale».

I rossoblù subiscono gol da 27 gare di fila: è la difesa il reparto che più necessita di rinforzi? «Si dovrà sicuramente intervenire nel cuore della difesa, ma credo che manchi un pezzo anche a centrocampo e in attacco. Barrow è molto forte, però Palacio inizia ad avere una certa età e bisogna iniziare a pensare ad un’alternativa di livello, per la quale non penso sia necessario spendere una grande cifra: qualora Santander dovesse partire, si potrebbe andare su una punta giovane e di buon potenziale da far crescere con calma».

Cosa ne pensi dello sfogo di Mihajlovic contro Fabio Caressa e il suo Sky Calcio Club? «Mihajlovic lo conosciamo, è uno che dice pane al pane e vino al vino. Personalmente non mi ha infastidito il suo attacco a Sky e più in generale ai media: magari i toni avrebbero potuto essere più morbidi, ma la sostanza era giusta e lui aveva le sue ragioni. Capisco che giornalisticamente faccia più scalpore parlare di sconfitta dell’Inter anziché di vittoria del Bologna, ma è giusto che Sinisa richiami tutti all’equilibrio. Ai rossoblù dovevano essere riconosciuti i grandi meriti avuti, uno su tutti quello relativo al carattere dimostrato nell’andare a recuperare una partita contro una squadra più attrezzata, peraltro in inferiorità numerica».

Sinisa ha poi puntato il dito contro gli arbitri, visti gli innumerevoli cartellini gialli sventolati in faccia ai suoi ragazzi: anche in questo caso è difficile dargli torno. «Infatti gli do ragione pure su questo, in Italia ripetiamo sempre di avere la miglior classe arbitrale del mondo ma purtroppo non è più vero. È stato così in passato, ora i nostri direttori di gara sono molto indietro rispetto ai colleghi di altre realtà europee: credo il modello vada ritarato, perché assistiamo troppo spesso a errori pesanti a scapito delle realtà medio-piccole. Il metro di giudizio, e ci metto dentro anche l’utilizzo del VAR, dovrebbe essere univoco, o comunque tendere all’uniformità, ma è un traguardo che per il nostro Paese pare ancora molto lontano».

Al quinto anno di gestione Saputo, il Bologna te lo immaginavi all’incirca dov’è ora? «Si sperava che il Bologna di Saputo potesse arrivare in meno tempo nell’attuale zona di classifica, ma quel che conta è che l’abbia raggiunta. Penso che questa società possa insediarsi subito a ridosso delle big, in una zona di classifica che balla tra il decimo e il quinto posto. Poi, per salire ancora, bisognerebbe forse avviare una programmazione in stile Atalanta, che al contrario di quanto si creda non è incentrata sui giovani. Nel senso che Percassi ha acquistato calciatori fatti e finiti, pagandoli cifre importanti, e per portarli a Bergamo ha sacrificato diversi giovani talenti, per cui credo che alla lunga i rossoblù dovrebbero tendere ad un modello del genere. Inoltre, ciò che paga è la continuità della guida tecnica: l’Atalanta ha scelto Gasperini, e adesso il Bologna sta facendo lo stesso con Mihajlovic».

Simone Minghinelli

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