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Dossena: “Bologna, fai la corsa su te stesso e l’Europa diventerà realtà. Solo Motta conosce il suo futuro, confido in una decisione rispettosa”

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Prima calciatore, poi dirigente, quindi allenatore e commissario tecnico, infine commentatore televisivo: di certo quella di Giuseppe Dossena non è stata e non è una carriera banale. Campione del mondo con la Nazionale nel 1982 e d’Italia con la Sampdoria nel 1991 (ma il suo ricco palmarès non si ferma qui), dal 1979 al 1981 ‘Beppe’ tenne in mano le redini del centrocampo del Bologna, con cui centrò un ottavo posto sotto la guida di Marino Perani e un incredibile settimo posto con Gigi Radice in panchina, partendo da -5 in classifica a causa dello scandalo calcioscommesse. Oggi, alla vigilia dell’insidioso match di Empoli, lo abbiamo intervistato per parlare dei rossoblù versione 2023/24, che con Thiago Motta al comando continuano a stupire e puntano a tornare finalmente nelle coppe europee.

Dossena, il Bologna comanda un treno di squadre a caccia dell’Europa: può essere la volta buona, a distanza di oltre vent’anni? «Al di là di ogni scaramanzia, penso proprio di sì: la squadra staziona ai piani alti da parecchi mesi e ha mantenuto costantemente una bellissima classifica, quindi salvo crolli clamorosi non dovrebbe aver problemi a raggiungere almeno un piazzamento europeo: tutto ciò che Motta e i suoi ragazzi stanno raccogliendo è meritato».

Dietro ai rossoblù troviamo svariate formazioni protagoniste, in parte o del tutto, di un campionato negativo: da quale di queste è lecito aspettarsi un colpo di reni finale? «Roma, Napoli e Lazio, ma non solo loro, sono attrezzate per poter infilare una serie di risultati positivi, ma va detto che il Bologna fin qui le ha battute tutte, incluse Atalanta e Fiorentina. Dunque sì, determinate squadre hanno i mezzi per risalire la classifica da qui al termine della stagione, ma i rossoblù devono pensare solo a se stessi, consapevoli di poter reggere un determinato ritmo».

Cos’ha il BFC in più delle dirette rivali, quale potrebbe essere l’elemento chiave in ottica Champions? «Credo sia la ferma volontà di raggiungere un traguardo prestigioso e storico, dimostrando a tutta Italia di essere una realtà solida e non una semplice meteora. Inoltre mi pare che i rossoblù abbiano mantenuto una certa ‘leggerezza’ di fondo, quella che serve per coltivare determinati sogni, quella che anche in prossimità del traguardo ti fa sentire un po’ meno la pressione, malgrado adesso i punti pesino tantissimo».

La prima di dieci ‘finali’ andrà in scena domani al Castellani di Empoli, campo mai espugnato in Serie A: quali saranno le principali insidie del match? «L’Empoli con Nicola ha subito cambiato volto e mentalità, e non ingannino le ultime due sconfitte contro Cagliari e Milan, perciò sono sicuro che il Bologna non prenderà sottogamba la sfida coi toscani e più in generale le prossime partite (Salernitana e Monza in casa, Frosinone in trasferta ndr). Solo qualche giorno fa l’Udinese, battendo la Lazio a domicilio, ha dimostrato che ad un certo punto della stagione le motivazioni possono aiutare a superare il divario in classifica, ecco perché domani servirà attenzione a 360 gradi».

Questa squadra, grazie in particolare ai suoi meccanismi codificati, saprà fare a meno di un elemento unico come Zirkzee? «L’interrogativo è molto forte, ma sono convinto che per due o tre match il Bologna riuscirà a sopperire all’assenza del talento olandese, sfruttando anche la sosta post Empoli. Avendo ormai imparato a conoscerlo, Motta non si piangerà addosso ma proverà a colmare quel vuoto attraverso determinate trame di gioco e ricercando nuovi protagonisti, a cominciare da Odgaard e Castro».

Il Bologna di Bernardini, quello di Radice in cui lei ha giocato, poi Maifredi e in epoca più recente Mazzone: a livello di bel gioco la creatura di Thiago può rientrare in questo novero? «Fare paragoni tra epoche e contesti diversi tra loro risulta piuttosto difficile. Di sicuro il Bologna attuale risponde ai canoni estetici e funzionali richiesti dal calcio moderno, un calcio che ottiene frutti nel presente ma si proietta nel futuro, e tutto ciò fa la differenza sia in termini di risultati e quindi di classifica che di spettacolo offerto ai tifosi, in preda all’entusiasmo come non si vedeva da tempo sotto le Due Torri».

Se fosse nei panni di Motta, cosa farebbe a fine campionato? La Champions potrebbe indurlo a rimanere o un’annata così è troppo ‘golosa’ per non essere sportivamente sfruttata, magari approdando in una big europea? «È difficile resistere al richiamo di un top club, pur senza dimenticare il blasone del Bologna e la sua notevole crescita: solo il diretto interessato può conoscere le sue sensazioni, capire a che punto è arrivato e stabilire in che modo sviluppare la propria carriera. Sarebbe bello se il rapporto proseguisse, a maggior ragione se ci fosse da disputare la Champions League, in caso contrario penso che il club non si straccerà le vesti e si farà trovare preparato. Qualunque sarà la decisione di Thiago, l’importante è che venga presa in maniera chiara e trasparente, con le giuste tempistiche e senza mancare di rispetto ai tifosi, che strada facendo hanno imparato ad apprezzarlo anche come persona e si sono realmente affezionati a lui».

Riccardo Rimondi

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Foto: Getty Images (via OneFootball)