Walter Fuochi rientra in Zerocinquantuno, curerà la nuova rubrica 'L'opinione di Walter'

Fuochi: “Il Bologna non lotterà per salvarsi, ma ora la classifica mette un po’ d’ansia. Sinisa è quello di sempre, sul mercato in era COVID servono idee”

Terminati gli impegni delle Nazionali, nel weekend riparte il campionato, con il Bologna di Sinisa Mihajlovic fermo a quota 6 punti e atteso dall’insidiosa sfida sul campo della Sampdoria. In vista del match di domenica a Marassi abbiamo contattato Walter Fuochi, prestigiosa firma di Repubblica, per fare il punto della situazione in casa rossoblù, guardando sì al presente ma anche al prossimo futuro.

Walter, che sensazioni hai sul Bologna e su questo difficile avvio di stagione? «Manca qualche punto, siamo sotto la linea dei desideri e ovviamente avremmo tutti preferito essere più tranquilli. La situazione non è grave ma, a dire la verità, è tale da tenere un po’ in ansia, perché alla lunga devi portare a casa i risultati. E poi insomma, questa squadra che continua a pigliare gol allarma, se incassi una-due reti a partita diventa dura perché il nostro attacco è buono ma non atomico».

Qualche attenuante comunque c’è… «Gli infortuni sono stati pesanti, hanno sfoltito di netto il centrocampo e la difesa, in tal senso la sorte non è stata buona con noi. Poi certo, la rosa non era stata pienamente rinforzata, ma in questo momento di COVID nessuno sa quale sia la strategia ideale, né per il presente né per il futuro: bisogna cominciare a pensare ad un altro calcio, più in ristrettezze, e farsi venire qualche idea. Per un po’ non si potrà andare sul mercato e prendere ciò che manca, si dovrà soprattutto fare con quello che c’è, non avendo certezze sul quando e come se ne uscirà. Oggi abbiamo dei parametri di giudizio sul calcio che conoscevamo, ma non su quello che conosceremo sempre di più nei prossimi mesi: chi ci arriverà e lo capirà prima avrà un vantaggio».

Visto che sei entrato in tema mercato, qual è a tuo avviso la priorità per gennaio: difensore, mediano o attaccante? «Si fa prima a dire che ne manca uno per reparto (ride, ndr). Ma non uno qualsiasi, un titolare, magari con doti di leadership. La decisione più saggia potrebbe essere quella di sfruttare eventuali occasioni che si presentassero: se il mercato offre un buon centrale si prende intanto quello, stesso discorso per la punta o il mediano. Non credo che a gennaio sarà possibile acquistare più di un elemento, ma come detto fa tutto parte dell’incerta situazione attuale, in cui nessuno sa dove andremo a finire».

L’area tecnica rossoblù lavora in modo molto coeso, ma sul ruolo specifico di Sabatini che idea ti sei fatto? «Credo sia stato chiamato a fare ciò che ha sempre fatto in carriera, cioè scovare giovani prospetti da valorizzare per poi farci un utile, avviando quindi una macchina virtuosa che si alimenti da sé. Però un club che si autosostenta, specialmente oggi, è forse solo un bellissimo sogno, stando almeno a quanto abbiamo visto altrove, salvo rare eccezioni. E comunque l’operatività del management dipende dalle direttive che giungono dall’alto, e mi pare che siamo in una fase di frenata, spiegabile con lo scenario generale ma anche con la situazione particolare del Bologna, ossia con un Saputo che ha deciso di guardare un po’ di più i conti. E quindi la dirigenza segue la proprietà, se il patron dice di andare adagio si va adagio».

Tornando al campo, domenica a Marassi andrà in scena una gara a dir poco delicata… «I rossoblù arrivano a questa partita con la necessità di conquistare punti ovunque: non bisogna lasciare mai nulla di intentato, anche perché in questo strano campionato sta accadendo spesso che le medio-piccole diano fastidio alle grandi, non esistono imprese impossibili già in partenza. Il successo sul Cagliari aveva rincuorato l’ambiente, oltre a fare classifica e a dare morale, visto che la Sampdoria è più o meno della stessa caratura ci vorrebbe un altro risultato così. O quantomeno fornire una buona prova e non perdere, perché anche le buone prestazioni danno consapevolezza, come dicono spesso gli allenatori: se giochi bene pensi che prima o poi le vittorie arriveranno».

Possiamo quantomeno affermare che alla lunga il Bologna non lotterà per salvarsi? «A giudicare dall’organico, il Bologna non dovrebbe restare coinvolto nella lotta di coda, però le variabili sono infinite, quando ti capitano certe sequele di infortuni e risultati beffardi possono subentrare preoccupazione e scoramento. Del resto, non è la prima volta che rose ampie vanno in difficoltà. Rose ampie, almeno quando ci saranno tutti gli effettivi a disposizione, e pure qualificate, perché qui ci sono tanti giovani di valore. Il rischio di retrocedere ad oggi non lo vedo, però occhio alle stagioni balorde: in tal senso auguriamoci di aver già dato».

Dopo la leucemia, il graduale ritorno a Casteldebole, il lockdown e infine il COVID, che Mihajlovic hai ritrovato? «Mi sembra sempre lui. Sinisa va all’attacco, qualche volta sbanda, altre volte ci prende, la filosofia di fondo dell’allenatore è rimasta immutata, che si debba salvare o si ritrovi in acque più tranquille: tiriamo fuori il coraggio, guardiamo negli occhi ogni avversario e cerchiamo punti ovunque. È chiaro che pure lui ha avvertito la frenata societaria in termini di spese, obiettivi e ambizioni, e questo incide un po’ sul suo atteggiamento, ha preso atto della situazione ed è molto realista. Non so se via via tale ridimensionamento lo ‘smonterà’, però ad oggi mi pare il solito Mihajlovic, sicuro di sé ai limiti dell’arroganza, con tanta voglia di sfidare il mondo e di riprendersi a pieno il suo lavoro, dopo essersi ripreso una buona condizione di salute».

Una cosa è certa: la squadra è con lui. «Assolutamente, non mi risultano fenomeni disgreganti all’interno dello spogliatoio rossoblù, anzi. E questo aspetto, per ogni gruppo che fa sport, è una garanzia e un ottimo punto di partenza, specie quando ci si trova a vivere periodi complicati».

Simone Minghinelli

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