Luppi:

Luppi: “Da Pecci a Palacio, da Maifredi a Mihajlovic, questo Bologna può regalare nuovo champagne. Ma attenzione alla Fiorentina di Iachini…”

Tre vittorie nelle ultime quattro partite e nono posto per il Bologna di Sinisa Mihajlovic, che ieri pomeriggio ha ripreso ad allenarsi dopo la pausa natalizia per iniziare a preparare il derby dell’Appennino contro la Fiorentina. Di questa affascinante sfida e di molto altro ne abbiamo parlato oggi con il doppio ex Gianluca Luppi, elegante difensore nativo di Crevalcore che dal 1984 al 1990 ha vestito la maglia rossoblù (209 presenze, 5 gol, una promozione in Serie A e una qualificazione alla Coppa UEFA) e dal 1992 al 1995 quella viola (97 presenze, 4 gol e una promozione in A), tornando poi sotto le Due Torri nel 2007 da allenatore come vice di Daniele Arrigoni. Ecco cosa ci ha raccontato…

Gianluca, cominciamo da te: di cosa ti stai occupando in questo periodo? «Dopo un’esperienza di sei mesi in Arabia Saudita come assistente di Stephane Demol, da un paio d’anni alleno la Virtus Camposanto, in Prima Categoria. Mi hanno chiesto di dargli una mano e ho accettato, anche per restare vicino a casa, visto che mi è appena nato un nipotino».

Nel 2008 fu proprio Mihajlovic a sostituire Arrigoni, di cui eri il vice, sulla panchina del Bologna: allora non ebbe troppa fortuna, oggi invece sta facendo cose straordinarie, dentro e fuori dal campo… «Prima una salvezza insperata e incredibile, con tanto di decimo posto, poi un girone d’andata molto positivo e una terribile battaglia combattuta a testa altissima, Sinisa non smette mai di stupire. Da circa un anno la squadra offre prestazioni diverse perché ha una mentalità diversa, se la gioca a viso aperto contro chiunque, non parte mai sconfitta e non si dà mai per vinta, anche quando finisce sotto».

A tuo avviso il nono posto attuale rispecchia il reale valore della squadra? «Qualche punticino in più poteva starci, ma a grandi linee credo sia la collocazione giusta. Per me il Bologna può stazionare tra l’ottava e la decima posizione e vivere un’annata di ulteriore crescita, anche se riconfermarsi non è mai semplice e migliorarsi ancora meno, specie in un campionato equilibrato e competitivo come la Serie A di quest’anno».

Da difensore, cosa non ti sta convincendo della retroguardia rossoblù, che finora ha incassato 29 gol? «Va detto che a livello di reti subite il Bologna è in buona compagnia, anche altre squadre della stessa fascia hanno lo stesso problema. Fin qui ha pesato qualche errore individuale di troppo, ma quelli si possono correggere, la cosa fondamentale è trovare la giusta alchimia nel reparto. Alcuni volti nuovi si sono ambientati più rapidamente, vedi Tomiyasu, altri meno, come Denswil, ma il nostro calcio non è affatto semplice e un po’ di pazienza è d’obbligo».

C’è un giocatore del Bologna di oggi in cui ti rivedi, almeno un po’, per caratteristiche? «Si fa fatica a fare paralleli tra epoche così diverse, basti pensare al VAR e a tutti i cartellini rossi che sarebbero fioccati allora con le telecamere e i replay… (ride, ndr). Diciamo comunque che un accostamento con Tomiyasu, capace di giocare sia a destra che al centro, potrebbe reggere».

Oltre a Dominguez, appena arrivato dal Velez, quali altri tasselli credi sia necessario inserire a gennaio per puntellare la rosa? «Io confido nel miglioramento di tanti ragazzi che sono già in organico. Detto ciò, un innesto davanti credo ci possa stare: Palacio qualche volta avrebbe bisogno di rifiatare, Santander in certe partite può essere una pedina importante, mentre non so quale sarà il destino di Destro. Ovvio che tutti vorrebbero avere a disposizione un attaccante da doppia cifra, ma questa squadra ha dimostrato di saper trovare la via del gol in molto modi e con svariati giocatori, quindi non credo si debba acquistare per forza di cose un bomber».

In carriera hai giocato con uno straordinario centravanti argentino, Batistuta, ma anche quello con la treccina non è affatto male… «Palacio è un campione vecchio stampo, non solo talento ma anche umiltà e spirito di sacrificio, ormai se ne trovano pochissimi così. Ovunque lo metti lui fa la differenza, peccato solo per quella maledetta carta d’identità, ma speriamo che a fine campionato decida di continuare ancora».

Tra una settimana Bologna-Fiorentina: che partita ti aspetti, alla luce del recente avvicendamento alla guida tecnica dei viola? «La Fiorentina arriverà al Dall’Ara carica e con una voglia matta di invertire il trend negativo dell’ultimo periodo. Iachini è stato mio compagno di squadra e lo conosco bene, è uno che fin da dubito ti dà stimoli e organizzazione, anche se è innegabile che abbia diversi problemi da risolvere. Credo che entrambe giocheranno per vincere, senza paura, ma a maggior ragione dovrà farlo il Bologna, che sta meglio e avrà il solito grande sostegno del suo pubblico».

Domanda secca: meglio Orsolini o Chiesa? «A me sinceramente piacciono molto entrambi, sono due giovani talenti davvero interessanti che fanno dell’imprevedibilità la loro arma principale. È chiaro che devono ancora dimostrare tanto, perché non bastano una o due stagioni fatte bene per sentirsi arrivati, ma mi sembrano avviati ad una bella carriera».

Il Bologna di Sinisa vince e diverte: un paragone con quello ‘champagne’ di Maifredi regge o è troppo ardito? «Sarebbe bello se Mihajlovic e il suo gruppo riuscissero idealmente a raccogliere questo testimone, glielo auguro di cuore. Vittoria dopo vittoria il morale si alza, la fiducia cresce al pari dell’entusiasmo e le prestazioni migliorano sempre più, è tutto una conseguenza, e il Bologna di oggi pare aver imboccato la strada giusta. Allora c’era Pecci come regista e chioccia, poi diversi giovani che avevano voglia di correre, lavorare, soffrire e imparare; adesso a dettare i tempi e a dare l’esempio c’è Palacio, i ragazzi mi sembrano promettenti e la squadra nel complesso ha un bel potenziale. Il mix è interessante, le carte in regola per gustarsi delle altre bollicine ci sono tutte…».

Simone Minghinelli

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