Etichette

Etichette

La gente mette etichette alla cose, così è più facile metterle in ordine dopo (Willie Peyote, ‘Etichette’, 2015) – Esterno giorno, tribuna stampa dello stadio Renato Dall’Ara. Siamo nell’intervallo di Bologna-Sampdoria, si commenta un buon primo tempo a cui è mancato solo l’acuto vincente. Si passa dall’analisi della prestazione generale ad una battuta su ogni singolo giocatore, e quando arriva il turno di Bani qualcuno sentenzia: «Mi piace perché non cerca di fare più di quel che sa fare, non si snatura. Magari non è uno che ti fa partire la manovra da dietro, però è concreto. Non è Lyanco, per intenderci, e non gli si deve chiedere di esserlo».
Al terzo minuto del secondo tempo, dopo un iniziale giro palla solo apparentemente sterile dei difensori, dal dischetto della sua area di rigore Bani alza un lob precisissimo sulla testa di Skov Olsen, in quel momento sulla trequarti rossoblù. Il danese allunga di testa a Soriano, l’ex di giornata spizza per Sansone, quest’ultimo la restituisce al suo amico e compagno di tante avventure che è bravissimo a pescare in area Palacio: uno a zero.
Bani è dunque diventato Lyanco? No, sarebbe appunto un’etichetta sbagliata. Tuttavia non è nemmeno un rincalzo da utilizzare solo in caso di necessità, e lo sta dimostrando. Denswil, che gli ha momentaneamente dovuto cedere il posto, a sua volta non è diventato un giocatore di scarso valore per il quale è stata investita una cifra incomprensibile. Il rendimento di un calciatore, soprattutto di chi è appena approdato in una nuova squadra e in una nuova realtà, è influenzato da più elementi tattici e ambientali, e va quindi giudicato sul lungo periodo.
Quando arrivò a Bologna, Rodrigo Palacio era il dodicesimo uomo. Rappresentava, finalmente, un’alternativa credibile al titolarissimo Destro, ma mai gli si sarebbe dovuto chiedere di diventare il riferimento dell’attacco felsineo, perché troppo ‘anziano’ e non più in grado di reggere diverse partite consecutive. Sono passati due anni, da allora, e il vecchietto sta facendo ammattire ogni singola difesa che si è trovato ad affrontare in stagione. Un nome su tutti? De Ligt non lo ha praticamente mai tenuto, e fra parentesi l’olandese è reduce da un inizio di stagione da mani nei capelli (o sul pallone, che dir si voglia). Nell’Ajax il ragazzone olandese ha infranto record su record, un club come la Juventus ha sborsato per lui 85 milioni di euro tra cartellino e oneri accessori per averlo, e centrando tutti i bonus stagionali potrebbe arrivare a percepire 12 milioni di euro annui: possibile che sia stato solo un gigantesco abbaglio estivo?
Forse certe volte andrebbe messo un freno all’esigenza di trovare il capro espiatorio o il nuovo Messi, a seconda del titolo di cui c’è bisogno. Se già le etichette sono spiacevoli, i marchi sono ancora peggio.

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it