Bologna-Atalanta 2-2: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Atalanta 2-2: il Tosco l’ha vista così…

Gara complicatissima da analizzare, vuoi per la supremazia fisica e tecnica dell’Atalanta, vuoi per le precarie condizioni atletiche del Bologna, che ne hanno amplificato le difficoltà: tra titolari spremuti e rientri anticipati per necessità, in campo la superiorità degli avversari ad un certo punto sembrava incolmabile.

E allora ci sono volute alcune intuizioni dello staff tecnico, unitamente ad una reazione di puro cuore e attributi, per raddrizzare una partita ampiamente compromessa.

L’inizio è stato anche incoraggiante, con i rossoblù discretamente abili nel palleggio e capaci di portare una buona pressione a tutto campo, fino all’errore maldestro di Schouten, che nel tentativo di contrastare Ilicic in area ha procurato un rigore evitabilissimo, quando lo sloveno era già chiuso da Medel.

Trasformazione del penalty che poteva aprire la strada a quella che sembrava una passeggiata per i bergamaschi.

Il raddoppio, ancora di Muriel, è invece nato da una pressione altissima vanificata dall’uscita palla al piede degli avversari, abili poi a ribaltare l’azione: il rinvio errato di Dijks è stato solo il finale di una serie di errori partiti molto più a monte. Ma l’idea di calcio di Sinisa è questa, prendere o lasciare.

Il doppio vantaggio e il successivo possesso palla continuo degli uomini di Gasperini avrebbero tramortito una squadra priva di cuore e senza più feeling col proprio mister, ma di attributi questa squadra ne ha in abbondanza, così come un allenatore in pieno controllo della situazione.

L’inserimento di tre giocatori veri dalla panchina hanno cambiato il copione finale: Dominguez ha trovato immediatamente la posizione giusta con conseguente praticità nel palleggio basso, Svanberg ha conferito alla mediana qualità e i soliti strappi, mentre Orsolini credo abbia fatto capire anche ai suoi più tenaci oppositori la differenza tra un calciatore vero e uno in costruzione.

La parte centrale della ripresa ha prodotto quella mutazione genetica da una squadra che non riusciva più a ripartire ad un’altra che si è messa a ribattere colpo su colpo, facendo correre all’indietro gli avversari, i quali non amano per filosofia il doversi difendere.

Lo switch tattico si può sintetizzare così, e ad un certo punto il Bologna ha obbligato l’Atalanta a fare la partita che non voleva, incartandosi nel palleggio, perdendo riferimenti in ripiegamento difensivo e quindi sicurezza: gli orobici in difficoltà sono tanto clamorosi come quando sono in fiducia, non amano le vie di mezzo.

In uno scorcio di partita il Bologna è riuscito a mettere insieme un tiro alto di Barrow dalla sua mattonella, un tiro di Svanberg parato in due tempi da Gollini, il gol di Tomiyasu, un colpo di testa di Orsolini a porta spalancata ribattuto da Gosens, il gol di Paz e il contropiede finale di Soriano, che anziché tentare il tocco sottorete ha girato attorno al portiere tentando un cross: tutto questo contro degli avversari che solitamente concedono molto meno. Le lamentele di Gasperini a fine gara sono la dimostrazione di quanto la sua presunzione sia adatta per allenare solo delle provinciali: l’esistenza degli avversari lo infastidisce, ma nel calcio ci sono anche gli altri!

Come un pugile più volte contato, il BFC si è rialzato, si è messo all’angolo, ha resistito ai colpi dell’avversario, ha tirato il fiato e ai punti ha meritato il pareggio finale: mai come in questo caso calza a pennello il concetto di resilienza tante volte evocato da Mihajlovic.

Resistere preparandosi a reagire è quanto fatto dai rossoblù ieri sera: un buon auspicio per il prosieguo del campionato.

Tosco – www.madeinbo.tv

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