Bologna-Brescia 2-1: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Brescia 2-1: il Tosco l’ha vista così…

Sulla qualità del gioco del Bologna c’è poco da aggiungere a quanto ribadito più e più volte, il Brescia è stata solo l’ennesima squadra che si è dovuta adeguare.

Un monologo interrotto solo da un rigore casuale in tutto per tutto (sia per la sporadicità dell’azione delle Rondinelle che per il contatto tra Mbaye e Dessena), ripreso appena battuta la palla al centro e sublimato dal bellissimo gol di Orsolini: costruzione e conclusione pregevolissime.

Probabilmente ad inizio ripresa i rossoblù hanno rifiatato un po’, e gli ospiti ne hanno approfittato soltanto per alleggerire la pressione, senza costruire alcunché, ma la spinta felsinea è tornata asfissiante verso la metà del tempo, tanto da suggerire a Mihajlovic di intervenire inserendo il più agile Skov Olsen al posto di Orsolini e Santander per riempire l’area anche di chili e centimetri.

La retroguardia bresciana è infine collassata su uno dei tanti palloni messi in mezzo all’area, perché impossibilitata a difendere contro i tanti uomini in maglia rossoblù a ridosso della porta difesa da Joronen.

Non mi dilungherei troppo sugli aspetti tattici, che sono stati poco interessanti visto il piano partita così rinunciatario attuato da Corini. Vorrei invece sottolineare come la manovra del Bologna si sia adattata alla sporadica spinta degli esterni bassi, passando più per vie centrali o meglio inserendosi in quelle che sono le mezze spaziature, assai fastidiose da leggere per gli avversari.

Abbiamo ammirato ininterrotti scambi sul breve, utili a disordinare i dispositivi difensivi, e continue rotazioni dei giocatori sopra la linea del pallone per farsi trovare in ‘zona luce’, così da avere a disposizione quelle tracce per liberare un compagno o mettersi in proprio per qualche soluzione dalla distanza.

La ricerca della superiorità numerica e dell’uomo libero dietro la linea di pressione hanno permesso non solo una certa fluidità, ma anche una continuità di manovra quasi unica nel panorama nostrano.

Ad oggi non ricordo squadre che praticano un calcio simile nella nostra Serie A, e certamente questo tipo di proposta è quanto di più vicino si possa trovare alla precedente esperienza di Sarri sulla panchina del Napoli, facendo naturalmente le debite proporzioni.

Non a caso, l’allenatore toscano ha espresso più di una volta ammirazione per Mihajlovic, che a sua volta è andato spesso ad ‘aggiornare’ il suo bagaglio tattico facendogli visita, sia nel periodo empolese che in quello partenopeo.

Oggi, forse, è più sarriano Sinisa dello stesso Sarri, confinato pragmaticamente dentro a quel mondo dove giocare bene conta poco, conta solo vincere.

Poveri loro, quindi, e beati noi!

Tosco

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