Bologna-Udinese 1-1: il Tosco l'ha vista così...

Bologna-Udinese 1-1: il Tosco l’ha vista così…

Partita interessantissima dal punto di vista tattico, con tre assetti mutati nei novanta minuti per il Bologna e due per l’Udinese. Vediamo come…

I rossoblù si sono presentati con il consueto 4-2-3-1, anche se la posizione di Skov Olsen era diversa come mansioni offensive rispetto al titolare Soriano: il giovane danese, infatti, agiva nel mezzo-spazio di destra per tentare di liberare il suo mancino, mentre gli altri nove compagni di corsa occupavano le solite posizioni.

Dopo un buon inizio, i ragazzi di Mihajlovic hanno perso un po’ di compattezza proprio per la mancanza di un ‘cucitore’ come Soriano. Né Skov Olsen né tantomeno Dominguez sono riusciti in questo compito: il primo per chiara inattitudine alla mansione, il secondo troppo impegnato in fase difensiva nel contrastare il dirimpettaio De Paul, che nel primo tempo lo ha portato fuori posizione più di una volta.

Nonostante questa sofferenza, il talento argentino non si è comunque perso d’animo e ha contribuito a rilanciare l’azione dei compagni quando ha potuto. Il tracciante che ha liberato al tiro Orsolini all’83’, ad esempio, è stato di una qualità notevolissima.

Insomma, durante tutta la prima frazione il Bologna ha faticato a trovare le solite linee guida, più per errori individuali che per altro: troppe le giocate errate di Barrow, di Orsolini, di Skov Olsen, persino di Palacio, per far risultare incisiva la manovra. Una situazione resa ancor più complicata dalla cattiva lettura sul calcio piazzato di De Paul da cui è nato il vantaggio dei bianconeri.

Invece è stato solo il preludio ad un secondo tempo bello e vibrante, dentro al quale i giocatori del Bologna hanno messo di tutto: cuore, corsa, grinta e anche giocate di qualità. E ha lavorato molto bene anche lo staff di Sinisa, apportando quelle modifiche strutturali che hanno disordinato l’assetto difensivo dei friulani.

L’ingresso di Baldursson ha garantito una maggior compattezza alla mediana e ristabilito più ordine tattico, mentre lo spostamento a sinistra di Tomiyasu ha allargato le maglie della difesa avversaria dando più libertà a Barrow, in particolare sul mezzo-spazio di sinistra. Non a caso sono capitate un paio di occasioni importanti sul piede di Orsolini, che purtroppo le ha sprecate malamente.

Poi l’assalto finale, con Juwara largo a sinistra, Tomiyasu riportato a destra, Orsolini e Palacio di punta e Barrow sulla trequarti: un 3-4-1-2 che ha prodotto un meritato pareggio dal profumo di vittoria.

Di contro, Gotti non può recriminare su quelli che mi sono sembrati degli errori evidenti: ad un certo punto della ripresa ha infatti deciso di giocare solo di ripartenza, o meglio di puro contropiede, ma ha tolto il calciatore con caratteristiche quasi uniche nell’interpretare questo spartito (Lasagna) per lasciare in campo un Okaka in evidente debito d’ossigeno, al termine di una gara di grande sacrificio.

Non solo, ha completamente rinunciato a costruire una benché minima azione di ripartenza quando ha sostituito Fofana, abilissimo nella risalita del campo palla al piede, per inserire Jajalo, che in Serie A mostra notevoli imbarazzi tecnici (per non dire altro).

Ecco che, così facendo, Gotti ha favorito il forcing finale del Bologna. Un forcing che, come ribadito in conferenza stampa da De Leo, se fosse scattato qualche minuto prima poteva condurre ad una rimonta completa.

Mi soffermo infine sulla prestazione di Skov Olsen per ribadire un concetto: i giovani non sono tutti ‘ugualmente giovani’. Alcuni di loro hanno una maturazione anticipata, altri ritardata, altri ancora normale (diciamo così).

Il ragazzo danese gioca evidentemente con troppa leggerezza, quasi fosse nel campionato Primavera, ma non possiamo fargliene una colpa: è cosi, non si è ancora calato mentalmente dentro al nostro calcio, ma con l’aiuto di tutti e in primis di se stesso ci riuscirà, perché il talento c’è ed è cristallino.

I mormorii e il continuo vociare ad ogni sua giocata errata non saranno certamente di aiuto né a lui né al Bologna, che su Andreas ha investito tanto non solo economicamente ma anche concettualmente, strappandolo ad una vasta concorrenza.

Lasciamolo in pace e ci troveremo in casa un campione.

Tosco

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