Cagliari, Genoa, Parma e Torino: i cambi di allenatore per la Serie A 2020-2021

Cagliari, Genoa, Parma e Torino: i cambi di allenatore per la Serie A 2020-2021

Sono quattro le società che in vista della stagione 2020-2021 hanno deciso di cambiare guida tecnica. Cosa che, occorre ricordarlo, a volte può servire come volano per rilanciare alcuni progetti tecnici mai realmente partiti, vedi Cagliari e Torino, oppure per porre rimedio a situazioni che si sono fatte complicate, vedi Genoa, o ancora può rappresentare un vero e proprio cambio di rotta che coinvolge anche la direzione sportiva, come nel caso del Parma che è passato da Faggiano, ora appunto al Genoa, a Carli, ex di Empoli e Cagliari.

Andiamo in rigoroso ordine alfabetico…

CAGLIARI, Eusebio Di Francesco: anni 50, partite da capo allenatore 339 (vinte 162, pareggiate 94, perse 143, media punti 1,45), modulo più usato 4-2-3-1 (ma come variante tattica del 4-3-3, utilizzato in egual misura).

Nato calcisticamente parlando come tecnico a Sassuolo, dopo aver portato nel calcio vero e anche in Europa i neroverdi ha avuto la grande occasione di passare ad un top team quale dovrebbe essere da tempo la Roma, da dove è uscito ridimensionato nelle prospettive per una grande carriera. In seguito abbiamo però notato come sulla sponda giallorossa della Capitale, sia con Spalletti che con Fonseca, i risultati siano stati altalenanti, così da poter giustificare anche il parziale insuccesso di Di Francesco.

Allenatore comunque di sistema, nel senso che ha principi di gioco volti al controllo della gara, mai speculare all’avversario, forse un po’ rigido su alcune situazioni offensive, dove insiste molto sulle giocate degli esterni a scapito di una manovra più palleggiata e meno frenetica. Da ricordare come ‘magata’ tattica la rimonta alla guida della Roma nella sfida contro il Barcellona del 10 aprile 2018, in cui sorprese i catalani con una difesa a tre adottata per l’occasione e ribaltò il risultato dell’andata: forse la sua più grande vittoria fino ad oggi.

Viene dall’esonero alla Sampdoria, ma se l’è andata a cercare, perché per andare alla corte di Ferrero ci vuole il fisico e forse il neo mister cagliaritano ancora non ce l’ha.

In Sardegna troverà una situazione complicata dopo una stagione travagliata da lotte intestine nello spogliatoio, una rosa fatta di tanti prestiti da (ri)confermare e un gioco che ha visto prima il pragmatismo di Maran scemare pian piano, quindi l’esuberanza di Zenga che come spesso capita arriva, risveglia l’ambiente e poi non viene confermato per inspiegati motivi.

La mia sensazione è che il Cagliari abbia una presidenza un po’ ‘invasiva’ e mister Di Francesco potrebbe ritrovarsi in una situazione simile a quella blucerchiata. Staremo a vedere…

GENOA: Rolando Maran: anni 57, partite da capo allenatore 657 (vinte 223, pareggiate 188, perse 246, media punti 1,30), modulo più usato 4-3-1-2.

Tecnico di grande esperienza, ha fatto il giro dello Stivale in tutte le categorie, da Trieste a Catania, da Verona a Bari, ma anche Varese, Brescia, Cittadella e Vicenza, insomma un girovago delle panchine reduce dall’esonero in terra sarda dopo un inizio di stagione che aveva visto il Cagliari a ridosso delle posizioni europee per poi piantarsi di colpo sul più bello.

Ma chi, come il sottoscritto, ama guardare il calcio oltre che ad occhio nudo anche attraverso le statistiche, ha sempre sostenuto che quella classifica era figlia di molte circostanze favorevoli (eurogol di Nainggolan e compagni e super parate di Olsen, per fare un esempio).

L’esonero è arrivato quando le cose si sono normalizzate e i limiti di Maran e della rosa sono emersi. Quei limiti che hanno sempre contraddistinto la sua seppur onorevole carriera: le sue squadre non hanno mai una precisa identità. Una formazione allenata dal tecnico veneto non la noti o quantomeno non cattura mai anche l’occhio più attento.

Al Genoa dovrà normalizzare un ambiente che da anni rischia seriamente la retrocessione, e a tale scopo forse il suo arrivo potrà essere utile a stabilizzare rendimento e concentrazione dei rossoblù, sperando per lui che Faggiano faccia il miracolo già compiuto a Parma di moltiplicare pane e pesci.

PARMA, Fabio Liverani: anni 44, partite da capo allenatore 161 (vinte 68, pareggiate 35, perse 58, media punti 1,48), moduli più usati 4-3-1-2 e 4-3-2-1.

Che dire del buon Liverani? È retrocesso con il Lecce anche se con molto onore, a parte qualche lamentela di troppo: quando prendi tutti quei gol e statisticamente sei sempre stato per tutta la stagione non solo la peggiore difesa (noi ne sappiamo qualcosa), ma anche la squadra che per distacco concede più occasioni da gol agli avversari (ed è questa la vera differenza con il Bologna di Sinisa), non puoi lamentarti per un mezzo rigore.

Sistemare la fase difensiva il primo obiettivo che dovrà porsi: una fase di non possesso così approssimativa non è solo responsabilità della poca bravura dei singoli, ma proprio di un modo di fare calcio forse un po’ troppo ‘presuntuoso’.

Il Lecce quest’anno ha fatto banchettare tutti gli avversari, questa è la cruda realtà per il comunque interessante neo tecnico dei ducali: interessante perché, al contrario di quelle allenate da Maran, le sue squadre catturano eccome l’occhio dello spettatore medio. Poi, quando la palla ce l’hanno gli avversari… beh, in quel caso gli occhi bisogna chiuderli.

Troverà un’eredità tecnica opposta alla sua: Roberto D’Aversa è infatti in antitesi col suo successore. Questa rappresenta probabilmente la svolta più radicale nelle compagini della prossima Serie A.

TORINO, Marco Giampaolo: anni 53, partite da capo allenatore 332 (vinte 110, pareggiate 84, perse 138, media punti 1,25), modulo preferito 4-3-1-2.

E qui fatico ad essere lucido, avendo una particolare simpatia umana per l’uomo.

Ho avuto il piacere di chiacchierare amabilmente col tecnico pescarese durante una mia lunga esperienza lavorativa proprio in Abruzzo e una sua pausa lavorativa, chiamiamola così, dopo uno dei tanti esoneri di Cellino: ho trovato un uomo tutto d’un pezzo pronto a dire a Cellino che non sarebbe tornato anche se sotto contratto (cosa che ha puntualmente fatto), poco incline alla ‘sboronaggine’, passatemi il termine (l’ho visto circolare con una normalissima Golf bianca quando in quell’ambiente anche l’ultimo degli arrivati sfoggia ‘ferri’ da centinaia di migliaia di euro), intransigente ma con quella fermezza sana non da presuntuoso. Insomma, una persona che per i miei canoni è certamente da ammirare.

Andrà a lavorare per uno dei presidenti meno ‘spanizzi’ (altro bolognesismo da perdonare, ma è così bello ogni tanto ricordare il nostro dialetto…) della Serie A ma un uomo di mondo, anche troppo, che lascia lavorare i collaboratori.

Anche al Toro è avvenuto un cambio nella direzione tecnica: l’arrivo di Vagnati e la novità Giampaolo potrebbero aprire un nuovo ciclo in casa granata perché signori, la rosa è di tutto rispetto. Il solo Belotti significa tanto, e mi chiedo come abbiano potuto fare così poco prima Mazzarri e poi Longo. Forse che in società si sia lasciato un po’ tutto nelle mani del buon Comi? Non tutti si trasformano in Tare, talvolta le persone fanno anche delle carriere normali.

Giampaolo, che ha sempre usato il trequartista, dovrà finalmente trovare la quadra attraverso Verdi, insieme a Zaza e soprattutto Belotti.

Difesa alta e palleggio sincopato nella metà campo avversaria sono il marchio di fabbrica del tecnico abruzzese: se Verdi troverà finalmente la sua dimensione, allora i granata potranno ambire ad una classifica interessante ed essere una sorpresa. Altrimenti sarà il solito campionato del Torino targato Cairo, né carne né pesce.

Nel prossimo articolo, invece, analizzerò le tre neopromosse e i rispettivi progetti tecnici…

Tosco

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