E se anziché un difensore arrivasse un centrocampista?

E se anziché un difensore arrivasse un centrocampista?

Chi ha avuto occasione di ascoltare le mie ultime trasmissioni radiofoniche non potrà non ricordarsi di quanto mi sforzassi nel tentare di spiegare che la debolezza difensiva del nostro Bologna non dipendeva solo ed esclusivamente dalle qualità più o meno buone dei singoli componenti del reparto, ma da un atteggiamento tattico di un certo tipo (e non mi riferisco solo al modulo), abbondantemente analizzato, e anche dalla mancanza di un giocatore a centrocampo capace di fare un determinato lavoro difensivo.

Spero che chi avrà la bontà di leggere queste riflessioni non arrivi alla facile, scontata e perciò banale conclusione che il sottoscritto stia rimpiangendo Pulgar: in quel caso perdereste il vostro tempo continuando a scorrere quanto seguirà. È fuori discussione che il reparto che quest’anno ha subito più rotazioni sia stato il centrocampo, soprattutto nelle due posizioni davanti alla difesa, ma andiamo con ordine…

La prima linea ha praticamente vissuto la maggioranza delle partite con il tridente Orsolini-Palacio-Sansone: quest’ultimo, dopo l’arrivo di Barrow, ha trovato meno spazio, ma fondamentalmente questi quattro elementi si sono divisi quasi tutto il minutaggio, chiaro ed evidente segnale che Mihajlovic si affidava in primis a loro.

La linea difensiva, terzino sinistro a parte, dopo alcune gare ha trovato un assetto praticamente fisso: Tomiyasu-Danilo-Bani non sono mai stati in discussione, Mbaye e Denswil sono stati chiamati in causa solo in caso di necessità per infortuni, squalifiche o cattive condizioni di forma dei titolari.

Il centrocampo, invece, ha avuto come unica titolarità certa ed inequivocabile quella di Soriano, ma davanti alla difesa si sono alternati ben sei calciatori per due posizioni: Poli, Medel, Schouten, Dominguez e Dzemaili in rigoroso ordine di minutaggio, più Svanberg che ha spesso ‘ballato’ tra la mediana e la mansione di alternativa a Soriano.

Partendo da questa considerazione, gli unici che hanno avuto un minutaggio davvero importante sono stati Poli (1926′) e Medel (1706′), mentre tutti gli altri hanno calcato il terreno per circa 1000 minuti, che equivalgono ad una dozzina scarsa di partite intere.

So che nell’immaginario di molti tifosi alcune prestazioni di Schouten hanno fatto ben sperare, per altri la solidità di Medel è imprescindibile, per altri ancora l’eleganza di Dominguez non può non sfociare in un grande calciatore, ma ad oggi è inutile girarci intorno: questa squadra non ha un titolare fisso e certamente affidabile eccetto Poli, che peraltro ha chiuso malissimo la stagione, quindi bisogna sperare in una sua completa ripresa.

I ragionamenti soggettivi sono tali e lasciano il tempo che trovano: se in difesa la titolarità di tre giocatori è stata trovata, e con il rientro in pianta stabile di Dijks potrebbe paradossalmente sembrare un reparto con meno incognite, non possiamo dire lo stesso del centrocampo, che latita di un vero leader indiscusso non tanto per carisma (sotto quell’aspetto Poli e Medel ne hanno da vendere) ma per qualità tecnico-tattiche e fisiche sicure e inequivocabili, non solo ipotizzabili.

In alcuni spezzoni di gara Schouten ha quasi spadroneggiato, in altri è invece letteralmente sparito dai radar: gioca un calcio elegante, con una qualità di palleggio raffinata e un incedere da ‘Scala del calcio’, ma quando la partita si sporca e bisogna scendere dal palco ed entrare in un’arena, l’olandese non ha ancora quella solidità fisica, quella lettura delle traiettorie avversarie e soprattutto quella cattiveria agonistica utile ad aiutare la retroguardia.

Dominguez, per sua stessa ammissione, era abituato ad un altro ruolo, e latita più di Schouten nella fase d’interdizione, anche se per caratteristiche probabilmente caratteriali riesce a stare maggiormente dentro al match, pure quando c’è da soffrire. Anche lui, in termini di affidabilità, non dà garanzie per un posto da titolare certo.

Di Poli e Medel abbiamo detto: ottimi calciatori, ma se venissero impiegati da titolari in un progetto tecnico iniziale sarebbe la certificazione del voler accettare un campionato come quello appena concluso, cioè con un centrocampo di relativa qualità e fisicità. Potrebbero essere a turno i ‘vecchi saggi’ della mediana, ma affidare ad entrambi la titolarità equivarrebbe quasi a tradire l’intenzione di un Bologna in crescita.

Il dibattito può anche diventare culturale… Meglio dare spazio ai più giovani Schouten e Dominguez, con Poli e Medel a far loro da chiocce? O magari affiancare un ragazzo ad un veterano? Oppure far giocare i due più maturi aspettando la crescita dei virgulti?

Le possibilità, insomma, sono molteplici, ma in tutto ciò resta il fatto che non esiste una sicura titolarità nei due ruoli davanti alla difesa. E al netto della giusta narrazione di Sabatini sulle qualità dei ragazzi arrivati lo scorso anno, Sinisa al momento non ha un centrocampo fisso.

Prova ne è che durante questo ritiro il suo staff ha inserito Medel nelle rotazioni difensive: probabilmente nel calciomercato di oggi è più facile reperire un centrocampista con le caratteristiche che mancano per migliorare il reparto, stante la valutazione esagerata che hanno raggiunto i difensori centrali.

Dunque non mi meraviglierei se alla fine del mercato il Bologna si trovasse con la stessa difesa dello scorso anno, con alcuni interpreti traslati in altre posizioni (come ad esempio Tomiyasu nel mezzo) e un mediano titolare arrivato per dare manforte proprio alla fase difensiva.

Le certezze offerte da Danilo, la freschezza del nipponico, un terzino destro di assoluta affidabilità come De Silvestri e un Dijks finalmente ritrovato sulla sinistra potrebbero dare più affidabilità ad un reparto che nello scorso campionato ha avuto anche parecchi infortuni.

Stai a vedere che per migliorare la difesa vanno a prendere un centrocampista…

Tosco

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