Pronti? Via! (1^ parte)

Pronti? Via! (1^ parte)

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Ci (ri)siamo: si parte per un nuovo campionato, che sarà strano come quello appena concluso.

Preferirei tralasciare quelli che possono essere i risvolti psicologici di un’altra stagione particolare, usando un eufemismo: impossibile addentrarsi in certi ragionamenti, molto più semplice (si fa per dire) provare a stilare una sorta di griglia di partenza, o meglio identificare alcune fasce di appartenenza – almeno iniziale – delle squadre.

Ricordo naturalmente che il mercato chiuderà fra una ventina di giorni, ma credo che difficilmente le società potranno intervenire tanto pesantemente da cambiare in maniera radicale il valore dei loro assetti e dei progetti tecnici fino ad oggi imbastiti.

In prima fascia troviamo, come sempre, le simpaticamente definite ‘strisciate’, ma ad oggi sembra più avanti l’Inter, che con acquisti mirati a sistemare alcune zone un po’ carenti (Hakimi e Kolarov su tutti) ha scavalcato la sempre strafavorita Juventus, finita dentro ad una mezza rivoluzione tecnico-tattica tutta da scoprire.

Interessante nella progettualità del gioco dei nerazzurri l’idea di Kolarov come braccetto di sinistra nella difesa a tre di Conte: la partenza dell’azione da dietro, che la scorsa stagione è stata un po’ deficitaria, dovrebbe guadagnarne molto in termini di pulizia di palleggio, tenendo sempre presente che il calciatore serbo può ancora garantire qualità e quantità anche come quinto a sinistra.

Il Milan, nostra prima avversaria, ha deciso di puntellare la rosa che ha concluso in maniera strepitosa la stagione (9 vittorie e 3 pareggi nelle 12 partite post lockdown), riconfermando praticamente tutti e facendo uscire solo il fedelissimo Bonaventura, inserendo però a centrocampo uno tra i giovani più interessanti del campionato italiano, quel Tonali che adesso potrà far vedere sul serio se le qualità per stare dentro ad una grande squadra. Perché il Milan, dati alla mano, è una grande squadra.

Un po’ in ritardo mi sembra il Napoli, che ha sì una rosa eccezionale, impreziosita da due acquisti in attacco di notevole caratura (Petagna e Osimhen), ma che a mio avviso non ha un progetto tecnico ben definito: Gattuso, che stimo nel modo più assoluto come uomo e come allenatore, non è ancora arrivato a sviluppare un suo sistema, necessario per arrivare a grandi traguardi.

Cerco di spiegare meglio la mia teoria: nel calcio di oggi un tecnico deve per forza essere un ‘allenatore di sistema’, cioè deve avere un suo gioco codificato dentro al quale avere e/o trovare delle certezze. Conte ne è l’esempio lampante.

Piaccia o meno, il mister dei nerazzurri ha un gioco codificato che alla lunga paga a livello di prestazioni e conseguentemente di risultati, così come Gasperini, De Zerbi e il nostro Mihajlovic. E per risultati non intendo necessariamente vincere un titolo, quello spesso è frutto di dettagli. Possiamo ad esempio affermare che Gasperini, pur non avendo ancora vinto niente, non sia un allenatore che non ha conseguito dei successi, tanto per chiarire il concetto.

Attenzione: ciò non vuol dire che il progetto tecnico ti metta al riparo da insuccessi, ma senza quello non vinci di sicuro campionati e coppe.

Tutti i grandi tecnici sono ‘allenatori di sistema’: Klopp, Guardiola e Simeone, solo per fare qualche esempio, hanno un loro gioco chiaro e ben definibile, certamente criticabile a livello soggettivo ma assolutamente incontestabile da un punto di vista oggettivo.

Ecco, tornando a Gattuso, ‘Ringhio’ non ha ancora fatto quel passo decisivo, necessario per diventare un grande allenatore e per far vincere un trofeo importante (la Coppa Italia è un premio di consolazione in Italia) ad una squadra con quelle potenzialità.

Dietro a questi club, che dovrebbero occupare le prime quattro posizioni della Serie A, ci sono le due romane e l’Atalanta, pronte ad approfittare di un campionato al di sotto delle aspettative delle favorite, anche se con prospettive ben differenti: i bergamaschi sono come un treno in corsa che, fino a quando non si schianterà, sarà essere capace di tutto, mentre la Lazio la vedo in fondo ad un progetto tecnico mai veramente culminato in qualcosa di importante, nonostante un lavoro per certi versi straordinario di Simone Inzaghi.

La Roma ha cambiato proprietà e dirigenza tecnica, ha un allenatore non molto saldo sulla panchina e un organico in evoluzione: non azzardo pronostici ma credo che farà un campionato simile all’ultimo. Comunque, per valore assoluto dei calciatori che le compongono, tutte e tre le compagini appena elencate possono ambire ad un quarto posto.

Fuori dalla lotta per le posizioni utili ad andare in Europa, ma certamente in grado di insidiarle, vedo la Fiorentina, il Torino e il Sassuolo.

Siamo dentro a tre progetti completamente diversi: i viola possiedono una rosa molto importante ma credo abbiano ancora sbagliato a confermare un allenatore, Iachini, che a me non convince, anche se ne apprezzo la coerenza e la serietà, inoltre hanno una proprietà un tantino invasiva (per usare un eufemismo) che potrebbe alla lunga disturbare.

I granata stanno facendo un mercato interessante ma tanto, forse tutto, dipenderà dal tempo che verrà concesso a Giampaolo per fare il suo calcio (lui sì è allenatore di sistema), mentre per i neroverdi dipenderà molto da quanto sapranno resistere negli ultimi giorni di mercato agli attacchi per due giocatori che possono realmente incidere sul valore di quella rosa, mi riferisco a Boga e soprattutto a Locatelli.

Su De Zerbi mi sono espresso in tempi non sospetti facendomi anche un bel po’ di nemici, vista la poca attrattiva del tecnico bresciano. Tuttavia, se posso permettermi un consiglio, non valutate mai un allenatore per simpatie o antipatie, ma per ciò che propone. E l’attuale mister del Sassuolo, già dalla Lega Pro col Foggia aveva sempre messo in mostra un calcio di sistema, proattivo, mai speculare, mai conservativo, sempre con l’intenzione di fare il suo, indipendentemente dall’avversario, caratteristiche di base molto simili a quelle di Sinisa.

Ecco, a mio avviso direi che siano queste le squadre che dovrebbero occupare la parte sinistra della classifica. Naturalmente almeno un paio falliranno o si attarderanno, e in tal caso dovranno approfittarne le inseguitrici, tra le quali speriamo ci possa essere il nostro Bologna, che andremo ad analizzare con un articolo apposito fra qualche giorno.

Tosco

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