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Sansone & Soriano

Sansone & Soriano

Una coppia che solo un paio d’anni fa era impossibile avvicinare per costo e potenziale, infatti nel 2016 Sansone e Soriano lasciarono la Serie A direzione Liga spagnola, dove gli ingaggi per i giocatori di valore medio sono più appetibili.
Dopo una prima stagione tutto sommato discreta per entrambi, qualcosa si incrina: il centrocampista torna in Italia già ad agosto e sceglie il Torino, mentre l’attaccante resiste ma non trova molto spazio, quindi decide di rientrare a gennaio.
Ed eccoli da noi.
Lascerei stare le motivazioni che hanno portato i due a giocare poco nella seconda metà del 2018, spesso dipende da progetti tecnici che non si addicono più alle loro caratteristiche, basti pensare a Destro da noi (che Mattia non riesca a trovare più di qualche minuto in una squadra in imbarazzo come il Bologna è un mistero che prima o poi qualcuno ci svelerà). Preferisco concentrarmi su quello che possono darci nel girone di ritorno.
Partiamo da Roberto Soriano.
Fisicamente dovrebbe essere a posto, avendo comunque disputato 6 partite da titolare nei primi tre mesi nel Torino (11 le presenze totali). Poi a dicembre è stato relegato in panchina, giocando titolare solo in Coppa Italia.
È un centrocampista di difficile collocazione, nel senso che sa fare tante cose ma non ha ‒ ancora ‒ un ruolo ben definito.
Giocando in una squadra proattiva potrebbe essere un calciatore interessante proprio per questa sua duttilità (interno, mezzala, trequartista, all’occorrenza anche esterno), invece in un Bologna come quello visto nel girone d’andata potrebbe soffrire il dover difendere basso per poi partire da troppo lontano: ha capacità atletiche e tecniche per risalire il campo palla al piede, ma forse non la resistenza per affrontare al massimo tutti i novanta minuti.
Pensiamolo in un 3-5-2: sicuramente mezzala, meglio se a sinistra (è destro ma calcia bene con ambo i piedi), ha grandi doti d’inserimento e buon tiro dalla distanza. Ama anche dare la palla strisciata dentro ma, in quel caso, occorrerebbe una punta diversa da Santander, sicuramente Palacio ne trarrebbe maggiori vantaggi.
Non si allarga troppo per i cross, è vero, ma ormai non lo fa più nessuno, oggi amano tutti venire dentro al campo per confezionare degli uno-due, e anche lui non si sottrae a questa caratteristica.
Prenderà il posto di Dzemaili o Svanberg, costruendo con Pulgar e Poli una mediana interessante: un orizzontale (il cileno), un cucitore (il capitano) e un verticale (Soriano, appunto). Almeno sulla carta, un bel mix.
Nel 4-3-3 giocherebbe più da interno che non come mezzala pura, dovendo lasciare la fascia all’esterno di competenza, salvo sostituirsi in certe occasioni proprio sull’out per qualche sovrapposizione a sorpresa.
Credo comunque che Soriano sia stato acquistato per fare in tutti i casi il titolare, quindi speriamo che Inzaghi trovi la collocazione in campo più congeniale per farlo rendere al meglio.
Nicola Sansone ha invece un ruolo molto più preciso: è un’attaccante esterno, preferibilmente sulla corsia mancina per andare alla conclusione col piede forte senza tanti indugi, ma schierabile anche a destra quando c’è bisogno di cross precisi.
In generale, un giocatore capace di costruirsi una conclusione dal nulla.
Caratteristica, questa, che nell’organico rossoblù ha solo Svanberg, con lo svedese che per ubicazione tattica ‒ a lui poco congeniale ‒ non riesce però quasi mai a sfruttarla, calpestando raramente zolle da cui poter battere a rete (quando ci è riuscito ha dimostrato di saperci fare).
Tornando a Sansone, è anche un giocatore ‘egoista’, nel senso che quando ha il pallone tra i piedi ed è in ritmo ama mettersi in proprio. Anche questa peculiarità a noi mancava: troppi calciatori che la passano al compagno e non si prendono la responsabilità del tiro (Dzemaili a parte, che ci prova anche dagli spogliatoi).
La condizione atletica del nuovo numero 10 rossoblù potrebbe invece essere un problema, avendo giocato veramente poco questi primi mesi della stagione al Villarreal. Anche se non si è mai fermato, rischia di non avere il ritmo partita, perché quello si trova solo la domenica (gli allenamenti non sono mai ‘allenanti’ come le partite).
Nel 3-5-2 farà la seconda punta in alternativa a Palacio (ma attenzione anche alla soluzione Palacio prima punta e Sansone seconda), nel 4-3-3 certamente l’esterno di sinistra.
Più che discreto anche sui calci piazzati, può rappresentare un’arma in più in alternativa a Pulgar e Orsolini.
Alla fine di questa lunga riflessione mi pongo un quesito.
Se Pippo volesse insistere col 3-5-2, può questa squadra lasciare in panchina Orsolini e Palacio? Destro non lo conto neanche più… Oppure questa prima parte di campagna acquisti ci sta per svelare un Bologna che passerà al 4-3-3?
Risolvere tale equivoco potrebbe essere il primo passo verso una rincorsa a posizioni di classifica più nobili.

Tosco – Radio 1909

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Foto: figc.it