1925, il primo scudetto del Bologna: un trionfo memorabile, pulito e meritato (3^ parte)

1925, il primo scudetto del Bologna: un trionfo memorabile, pulito e meritato (3^ parte)

Uno degli aspetti più pittoreschi della quinta e ultima sfida tra Genoa e Bologna sul neutro di Milano del 9 agosto 1925, 95 anni esatti fa, fu la sostanziale invisibilità della partita. Scelto dalla Federazione un campo ignoto persino alla stampa (furono allertati soltanto pochissimi giornalisti), le due squadre si recarono nel capoluogo lombardo a poche ore dal fischio d’inizio, fissato per le 7:10 del mattino. Il Bologna, che credeva di dover giocare nuovamente a Torino, fu avvertito di dover compiere dietrofront quando ormai stava per scendere alla stazione Porta Nuova.
Arrivato a Milano dopo questo incredibile pellegrinaggio (lo scrupolo della FIGC era quello di evitare altri inutili parapiglia come quello capitato sui binari della stazione di Torino e chiudere una volta per tutte la contesa) l’allenatore felsineo si diresse subito al campo per saggiarne le condizioni. Felsner era infatti un uomo che non lasciava niente al caso. La leggenda vuole che sia stato lui a fornire al custode del campo un set di palloni da utilizzare il giorno seguente, motivo che anni dopo fece sollevare i genoani per una presunta irregolarità. Vien da sorridere a immaginare Felsner corrompere il custode per sostituire i palloni. E con quali poi? Palloni più leggeri? Più pesanti? Radiocomandati a distanza? L’epoca di quel calcio, va ricordato, era ancora semi-pionieristica: prima dell’incontro, l’arbitro saggiava il pallone, ne valutava la consistenza e procedeva all’assegnazione delle porte. Se avesse riscontrato irregolarità nella sfera, avrebbe potuto facilmente chiederne la sostituzione con un altro esemplare a norma. Ma non lo fece. E a quanto ci consta, un pallone è un pallone per tutti.
La pretesa dei genoani di vedersi assegnato un titolo sulla base di queste e altre presunte irregolarità è semplicemente irricevibile. Ma più di ogni altra cosa, resta inevasa la domanda: perché il Grifone vorrebbe lo scudetto ex aequo, quando la vera finale di quell’edizione 1924-1925 si doveva giocare ancora contro l’Alba Roma? Quello tra Genoa e Bologna, infatti, non era l’ultimo atto del campionato, ma soltanto la sfida per eleggere il vincitore del torneo di Lega Nord. Perché allora l’Alba Roma, vincitrice della Lega Sud e progenitrice dell’AS Roma, avrebbe meno diritti dei genoani e dei bolognesi nel rivendicare lo stesso titolo in quanto legittima finalista?
Vista da ogni angolazione possibile, smentita dai fatti – e dai video – la presenza di masnade fasciste a bordocampo nella quinta gara, acclarato che il ruolo politico di Leandro Arpinati non era ancora così maturo da poter influenzare il corso degli eventi, impossibilitati a stabilire se il gol di Muzzioli della terza partita fosse valido o meno (nemmeno il VAR oggi è così perentorio), non ci resta che invitare gli amici genoani a rileggere le loro posizioni, e magari consultare il libro dello storico Carlo Felice Chiesa (Bologna 1925 – Fu vera gloria), che illustra, contestualizza e spiega in modo definitivo come andarono le cose e perché oggi, a 95 anni di distanza, è impossibile riaprire il caso senza commettere un’ingiustizia. Perché anche solo dubitare della legittimità della vittoria del Bologna è fare torto alla storia e al buonsenso.

THE END

Luca Baccolini

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Foto: bolognafc.it