Barrow va lasciato tranquillo (e magari avvicinato alla porta), è soprattutto lui il futuro di questo Bologna

Barrow va lasciato tranquillo (e magari avvicinato alla porta), è soprattutto lui il futuro di questo Bologna

Musa Barrow non solo ha un carattere molto diverso da quello del suo allenatore (che varie volte lo ha punzecchiato proprio sotto questo aspetto), ma anche da quello che generalmente si crede debba per forza avere un giovane calciatore. Se nella scorsa stagione erano stati i vari Orsolini, Skov Olsen e Svanberg a finire nel mirino di Mihajlovic per il loro temperamento, il calo di rendimento e la flessione nel rapporto partite giocate/reti segnate stanno costando al gambiano le stesse critiche (alcune ormai stucchevoli, come il «moscio» poi ripreso pure da altri) con cui avevano dovuto convivere gli altri tre talenti rossoblù.
I 3 gol realizzati nelle 17 gare giocate fin qui, sommati ai due pesantissimi rigori falliti contro lo Spezia prima in Coppa Italia e poi in campionato, sono lontani parenti delle 9 reti in 18 presenze che il nativo di Banjul era riuscito a segnare durante lo scorso girone di ritorno, ma ciò non significa che la favolosa media del 2020 fosse ingannevole e che sia indubbiamente più verosimile quella che Barrow sta tenendo adesso. È possibile che Musa abbia un po’ sofferto la notevole aspettativa che la piazza ha iniziato a nutrire nei suoi confronti alla luce di quanto aveva mostrato nei mesi scorsi, ma è molto più probabile che a penalizzarlo siano i compiti tattici che deve svolgere.
A precisa domanda Sinisa fa orecchie da mercante, e questo ci sta perché è lui a dirigere i lavori e a conoscere i suoi calciatori meglio di chiunque altro, ma è indubbio che schierare Barrow esterno quasi a tutta fascia significhi penalizzarlo dal punto di vista della pericolosità offensiva. Ricoprendo quel ruolo, nello specifico ricoprendolo in un modo piuttosto logorante, il numero 99 rossoblù non solo si ritrova spesso a dover risalire tanti metri di campo e magari a saltare due o tre uomini prima di vedere la porta, ma soprattutto deve garantire all’esterno basso un supporto che gli costa grande sacrificio, sottraendogli forza e lucidità.
E allora la speranza è che il rientro in pianta stabile di Dijks, che rispetto al giovanissimo Hickey svolge con più applicazione, accortezza e malizia la fase difensiva (come normale che sia, avendo 27 anni e anche una diversa fisicità), possa risparmiare a Musa una parte di quei ripiegamenti che ne limitano l’esplosività in fase d’attacco, facendo sì che Barrow torni ad essere un problema solo ed esclusivamente per le difese avversarie. Perché, appunto, ha già dimostrato di poterlo essere, e siamo sicuri che lo sarà ancora a lungo, naturalmente con la maglia del Bologna.

Fabio Cassanelli

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