Ben venga la permanenza a Bologna di Mihajlovic, purché sia motivato e metta da parte le polemiche

Ben venga la permanenza a Bologna di Mihajlovic, purché sia motivato e metta da parte le polemiche

Non sono solito tornare su un argomento del quale ho disquisito solo poche ore prima, ma in questo caso una delucidazione è doverosa. Chi mi conosce bene sa che considero Mihajlovic l’allenatore perfetto per la piazza bolognese, fin troppo gioviale e assuefatta alla sofferenza, se si eccettuano le promozioni dalla B alla A e i magici momenti vissuti per buona parte della gestione Gazzoni. Le uniche gioie, negli ultimi quarant’anni, sono state quelle. Sinisa era il condottiero ideale, la persona in grado di dare una scossa ad un ambiente intorpidito dalla modestia dei risultati. E così è stato.
Fu un vero e proprio miracolo salvare la squadra dopo il famigerato 0-4 contro il Frosinone: da lì cominciò una memorabile cavalcata addirittura verso un impensabile decimo posto. Via via, però, l’obiettivo massimo è andato in calando. Le attenuanti ci sono, anche molto importanti, e non c’è bisogno di ricordarle, ma a fine stagione si guardano i numeri ed essi raccontano di uno score leggermente migliore (44 punti nel 2019, 47 nel 2020, vedremo a maggio) e di un piazzamento in flessione (dodicesimi lo scorso anno, undicesimi al momento). Nessuno nega la bellezza del calcio espresso dai rossoblù, come nessuno può sminuire l’ottima prova fornita nel primo tempo a Roma, fatto sta che anche ieri è arrivata una sconfitta, la numero 14 in 30 partite. Tante, troppe. Il Bologna di Sinisa somiglia tanto ad un intrigante club privé pieno di splendide ragazze che però non possono essere nemmeno sfiorate: alla fine il divertimento è poco…
Manca la punta, ripete il mister. Ma come? Quando Santander era in salute finiva relegato a terza o quarta scelta e denigrato di continuo. E ancora: Barrow è stato preso su sua indicazione per fare il centravanti (come nelle giovanili dell’Atalanta o nelle prime apparizioni in Serie A), ma fatta eccezione per qualche tentativo tra gennaio e febbraio gli viene quasi sempre preferito Palacio, un campione che però non è mai stato un bomber e non lo diventerà certo a 39 anni. L’attaccante, Mihajlovic, lo avrà tra qualche mese (molto probabilmente sarà Arnautovic, non uno qualsiasi), ma non solo: più di una volta, anche a mezzo stampa, il direttore tecnico Sabatini lo ha rassicurato in merito al prossimo mercato e all’acquisto di almeno tre giocatori, col chiaro intento di rinforzare una rosa già di per sé interessante. Eppure dopo ogni k.o. arriva il lamento, la colpa non è mai sua e ai ragazzi non si può chiedere di più.
Raramente, specie nel nostro Paese, un allenatore è rimasto in un club per più di cinque anni. Se Sinisa non vede nel BFC una società con le giuste ambizioni (eppure ci sembra che Saputo di soldi ne abbia spesi parecchi, pur commettendo qualche errore, e proseguirà lasciando in eredità a Bologna un nuovo Dall’Ara e anche un secondo stadio in zona CAAB), è sufficiente che attenda la fine del campionato e la chiamata di una big italiana o straniera, se mai arriverà. Se invece preferisse continuare sotto le Due Torri, come da contratto, ne saremmo ben felici, purché lo faccia con spirito propositivo e la voglia di migliorare e migliorarsi. Non come adesso, in stato di polemica perenne per far passare in secondo piano una stagione fin qui tutt’altro che soddisfacente.

Mario Sacchi

© Riproduzione Riservata

Foto: Imago Images