Bologna, errori e interrogativi irrisolti. Ma Mihajlovic e i suoi ragazzi meritano fiducia

Bologna, errori e interrogativi irrisolti. Ma Mihajlovic e i suoi ragazzi meritano fiducia

Alla quarta giornata la classifica non si guarda… ma si guarda. Non ha alcun senso dopo appena 360 minuti crearsi paure al momento infondate, è però altrettanto vero che il sedicesimo posto occupato dal Bologna non faccia piacere: è disturbante e fastidioso, specialmente perché contro Benevento e Sassuolo almeno quattro punti si sono sciolti come neve al sole. Passi la sconfitta rimediata a San Siro sotto i colpi di un Ibrahimovic ancora dominante a quasi quarant’anni, non sono invece accettabili le battute d’arresto di Benevento, dove i rossoblù hanno dominato e avrebbero ampiamente meritato la vittoria, e di ieri: i neroverdi sono superiori, ma per oltre un’ora il match aveva visto un bellissimo Bologna portarsi sopra di due gol. Cosa sia successo dopo è complicato da spiegare, ma alcune domande sono d’obbligo.
Perché Barrow gioca ‘terzino’ o comunque parte lontanissimo dalla porta avversaria? Perché, almeno in pubblico, Mihajlovic è così buono e indulgente dopo tre k.o. in quattro gare? Forse è psicologia inversa: più la squadra patisce, più va incoraggiata e protetta, mentre più vince e più si pretende per alzare ulteriormente il livello e far crescere i giocatori a disposizione. E infine, perché lo stesso Sinisa non prova a cambiare qualcosa, se non dall’inizio quantomeno a partita in corso, per tutelare la difesa e porre fine all’emorragia di reti subite? Va bene essere spregiudicati, ma così si sta esagerando. Gli ultimi due stop sono stati autentici pugni in faccia, e adesso alle porte ci sono la Lazio (che ha cominciato altrettanto male ma rimane un club di prima fascia) e il nuovo Cagliari targato Di Francesco (fin qui alti e bassi).
Non che sia di grande consolazione, ma va comunque sottolineato come il BFC, dal suo ritorno nella massima serie, abbia spesso faticato ad ingranare nel primo poker d’incontri:

  • 2015-2016 (Delio Rossi): 3 punti;
  • 2016-2017 (Roberto Donadoni): 6 punti;
  • 2017-2018 (Roberto Donadoni): 4 punti;
  • 2018-2019 (Filippo Inzaghi): 1 punto;
  • 2019-2020 (Sinisa Mihajlovic): 7 punti;
  • 2020-2021 (Sinisa Mihajlovic): 3 punti.

Va inoltre rammentato come l’organico sia privo di tre pilastri quali Dijks (Hickey ha qualità ma è pur sempre un 2002, e sta mostrando qualche limite in copertura e in marcatura), Medel e Poli, e di un talento come Skov Olsen che finalmente stava dando segnali di risveglio, senza dimenticare che si sta parlando di una squadra giovanissima, dunque inesperta e purtroppo anche svagata o poco scaltra in determinati frangenti (la rete siglata da Djuricic è un esempio lampante). In sintesi, certi errori – di valutazione o cocciutaggine – di Mihajlovic, uniti ad assenze pesanti e ad un mercato di puntellamento che non ha portato un centravanti e si è poi scontrato con gli infortuni (ora la rosa sembra impoverita, ma non sarà più così al rientro dei lungodegenti), all’interno di un percorso di crescita e maturazione che può prevedere anche dei passi falsi, hanno generato un avvio di stagione poco incoraggiante. Non si cada però nel disfattismo: Sinisa e i suoi ragazzi hanno già dato prova di saper uscire a testa alta dalle situazioni più difficili, sempre attraverso il gioco, gli attributi e il merito. Diamogli fiducia, sperando ovviamente che gli sbagli commessi servano da preziosa lezione.

Mario Sacchi

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