08/01/2026
Luca Baccolini
OneFootball, Palla al centro

Bologna, solo con Inzaghi così pochi punti in 6 partite consecutive. Italiano il tecnico giusto per riassestare la situazione

Tempo di Lettura: 2 minuti

Due punti su 18 nelle ultime 6 partite di campionato sono un parziale che non eravamo più abituati a vedere. Solo Inzaghi, nella sua miseria di risultati, era arrivato a raccogliere così pochi punti in 6 gare consecutive (tra la 14^ e la 19^ del campionato 2018/19, poco prima dell’esonero). Ma i precedenti servono a poco. Occorre riemergere, e in fretta, perché già ventun anni fa sperimentammo quanto può essere repentina la caduta da un miraggio europeo ad uno spareggio per non retrocedere. La ‘crisetta’ rossoblù è però una bella lezione di realtà, che puntella alcuni concetti:

– il Bologna sarà anche la nuova Atalanta, ma nel frattempo l’Atalanta è tornata a fare l’Atalanta dopo essersi accaparrata uno dei migliori allenatore under 45 di oggi;
– il Bologna, per essere la nuova Atalanta, deve cominciare a mettersi in testa che ‘Atalanta’ non significa più da anni ‘la sorpresa del campionato’ ma ‘una delle sette grandi del campionato’;
– il Bologna può anche tornare a fare l’Atalanta, ma intanto su quel ramo del Lago c’è una proprietà indonesiana che nell’ultima sessione estiva ha speso quasi 110 milioni di euro senza batter ciglio e per il futuro programma l’ingresso gratuito allo stadio. Qualcosa vorrà dire. Sì, stiamo parlando del Como, che magari tra un decennio tornerà in Serie C, ma per ora – rinnegando il concetto di crescita graduale – sta 7 punti avanti a noi;
– il Bologna non ha un attacco qualitativamente in grado di reggere in simultanea i colpi del campionato e dell’Europa League. Il motivo è semplice: Dallinga non è il centravanti che si sperava che fosse; Castro deve ancora completare il suo processo di maturazione; Immobile causa infortunio non è mai pervenuto; il miglior Bernardeschi si è visto solo nella notte magica di Vigo e Orsolini non può fare tutto da solo;
– il Bologna ha sistematicamente depauperato la sua difesa, vendendo (giustamente) a caro prezzo i suoi pezzi migliori: da Tomiyasu a Theate, passando per Hickey, Calafiori e Beukema. Pensare di reggere ogni anno a questo vorticoso turnover è illusorio. Heggem è stato un colpo azzeccato. Vitik decisamente no, altrimenti una mezza copertura su Krstovic l’altra sera l’avrebbe azzeccata. E con un Lucumí acciaccato e perennemente con un piede sul mercato i risultati si vedono.

C’è modo di uscire da questa situazione?

Sì. E la risposta, oltre che nella dirigenza più affidabile dai tempi di Dall’Ara, sta anche in panchina. Italiano è il primo a desiderare di non rovinare la sua creatura meravigliosa. Non solo per i 3 milioni di motivi (e di euro) che percepirà fino al 2027, ma anche perché non esiste, a nostra conoscenza, un allenatore con più amor proprio di lui. L’impressione è che si stia ancora sottovalutando la sua impresa dell’anno scorso, portata a termine con una squadra che ha reso molto più della somma algebrica dei suoi singoli. Lui ha le chiavi per riavviare il motore, ma il mercato dovrà dargli qualche nuovo combustibile da mettere nel serbatoio. Anche perché, a meno di sorprese, la possibilità di doversi riconquistare un posto in Europa attraverso le coppe, e non tramite il campionato, si sta man mano avvicinando alla certezza.

Luca Baccolini

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Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

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