Buon viaggio, attualissimo Civ

Buon viaggio, attualissimo Civ

Chi muore è sempre santo e il Civ lo sapeva benissimo. Nei rari momenti che si concedeva a ragionare sull’aldilà, sprezzava sempre il momento in cui tutti lo avrebbero cantato come l’aedo del tempo che fu. E noi non lo faremo. Il Civ non è l’ultimo dei giganti o il campione di un giornalismo estinto. Il Civ è un eterno attuale. Incidentalmente prestato al giornalismo, allo sport, al calcio e al basket nello specifico. Probabilmente sarebbe stato un gigante anche come anonimo impiegato. Semplicemente, col megafono di giornali e televisioni, l’hanno saputo tutti.
Il Civ è quello che dovrebbe essere un giornalista di oggi e di domani: disincantato, allergico ai divismi, sprezzante del culto delle statistiche (che spiegano il particolare e dimenticano l’universale), prosatore disinvolto, con la lingua che diventa un mezzo e non un fine, molti aggettivi ma cuciti su misura, esatti anche se immaginifici. Chi lo ricorda solo per le sue sparate macchiettistiche ha perso molto del vero Civ. Quelli erano solo alcuni strumenti del suo sterminato armamentario per riportare il calcio alla sua vera misura, ovvero un bellissimo intrattenimento, la cosa più importante tra le meno importanti, riducibile spesso a pura tautologia: si parte dallo 0-0, no? Le sue volute esagerazioni (un esempio per tutti: Pelé che si gira verso di lui ed esclama: «Ehi Civ!») non andavano prese alla lettera. Erano parte di quel realismo magico che sgorgava inaspettato nelle pieghe della vita quotidiana, come un Gabriel García Marquez di Strada Maggiore.
Il Civ è stato il nostro orologio interno, la scansione quotidiana del tempo radiofonico, televisivo, cartaceo. Nei mille modi in cui si può ricordare un personaggio così sconfinato, piace immaginarlo di nuovo in viaggio verso Varna, sulle sponde mitologiche del Mar Nero, una delle improbabili trasferte imposte dalla Coppa Mitropa tra gli anni Sessanta e Settanta. Non esistevano i navigatori, i cellulari neanche a parlarne. Si scopriva il mondo così com’era, all’improvviso, o meglio: senza preavviso (anche Ulisse, a pensarci bene, non portava i calzini). Bisognerebbe riuscirci anche oggi, se qualcosa è ancora in grado di sorprenderci e se abbiamo ancora qualcosa da dire.

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