Dominguez e Skov Olsen, due assi nella manica di Mihajlovic

Dominguez e Skov Olsen, due assi nella manica di Mihajlovic

La formula delle cinque sostituzioni, prima ancora di diventare operativa, ha già iniziato a far discutere. Fabio Liverani, tecnico del Lecce, sostiene ad esempio che tale innovazione finirà per favorire le squadre con la panchina più lunga (quindi le big, che potranno attingere alla loro scorta di talento inizialmente rimasta in panchina) e penalizzare ancora di più le medio-piccole.
Al contrario, chi appoggia la riforma vede nell’aumento del ventaglio dei cambi un vero e proprio antidoto contro l’affaticamento dato dalle alte temperature e i ritmi serrati che i giocatori dovranno sostenere alla ripresa del campionato. Inoltre, c’è chi nutre la convinzione che ampliare la girandola delle sostituzioni permetterà a quei ragazzi che fino ad ora hanno faticato a trovare spazio (magari perché molto giovani) di accumulare minuti e, nella migliore delle ipotesi, eliminare sul nascere le incognite che li accompagnano.
A causa dei tanti infortuni che hanno afflitto il Bologna durante la stagione, Mihajlovic e il suo staff si sono trovati spesso e volentieri ad alternare gli elementi in campo, non riuscendo di fatto quasi mai a schierare una formazione tipo. Questo, da un lato, ha permesso di saggiare con mano la bontà del lavoro di chi ha costruito la squadra, perché persino nella sfida casalinga contro l’Udinese, senza nove potenziali titolari, i rossoblù non sono partiti sconfitti e hanno dato l’ennesima dimostrazione di carattere, pareggiando all’ultimo respiro. D’altro canto, aver scandagliato in lungo e in largo la rosa in cerca di soluzioni alternative, resesi necessarie a causa di acciacchi e squalifiche, ha man mano svelato tutte le armi a disposizione di Sinisa: anche se ci si sta avviando verso un rush finale rigonfio di incognite, si ha la sensazione di conoscere l’organico del Bologna a memoria, e di sapere con largo anticipo cosa potersi aspettare e da chi.
Uniche eccezioni, in questo senso, potrebbero rivelarsi Nicolas Dominguez e Andreas Skov Olsen. Il primo, nei bravi spezzoni di gara a sua disposizione, ha subito chiarito di possedere doti tecniche superiori alla media. Tuttavia, sono stati sufficienti un paio di match disputati in una posizione che lo stesso Emilio De Leo ha ammesso non essere propriamente la sua, per accendere dubbi sulla sua effettiva utilità.
L’interrogativo che ha aleggiato più spesso nell’aria, a questo proposito, è stato: «Cosa se ne fa il Bologna di Dominguez, visto che ha già Soriano?». Ci ha pensato lo stesso Soriano a rispondere, non più di una settimana fa, dichiarando che Nico può sì giocare nel suo ruolo, ma anche leggermente più arretrato, e che gli sprazzi di qualità che ha fatto emergere in allenamento non hanno, al momento, trovato un seguito in partita. L’ex Villarreal si è detto però convinto che presto l’argentino mostrerà al grande pubblico quel che finora ha conservato solo per Casteldebole, e il suo endorsement è solo l’ultimo di una lunghissima lista: non va mai dimenticato che si sta parlando di un prossimo 22enne con alle spalle più di 80 presenze nel Vélez e che ha già debuttato ‒ e segnato ‒ con la maglia dell’Albiceleste.
Per quanto concerne Skov Olsen, le perplessità non riguardano il talento (cristallino, se ci fossero dubbi). Non è ancora chiaro quante posizioni possa ricoprire efficacemente (è ‘solo’ un’alternativa a Orsolini o può davvero svariare sull’intero fronte d’attacco, come si diceva di lui quando arrivò sotto le Due Torri?), ma soprattutto non è dato sapere se riuscirà a liberarsi dalla timidezza che sembra accompagnarlo e ad entrare sul rettangolo verde con gli occhi della tigre. Nelle sue brevi apparizioni è parso quasi svogliato, ma si sta pur sempre parlando di un classe 1999 da cui ci si aspetta che spacchi le partite ad ogni ingresso, dimenticando che soltanto in sei occasioni stagionali ha giocato almeno mezzora e che comunque ha all’attivo un gol decisivo al San Paolo e una traversa interna contro il Brescia che grida ancora vendetta.
Alla conclusione di questo inedito e malandato campionato mancano dodici partite, dodici possibili occasioni per Nico e Andreas di affermarsi per quello che sono: due assi nella manica, due carte potenzialmente decisive per sbaragliare ogni avversario e mettere le mani sul più goloso dei bottini, la zona Europa League, al momento distante appena cinque lunghezze.

Fabio Cassanelli

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