Ha senso buttare altri milioni sul mercato in questo momento storico?

Ha senso buttare altri milioni sul mercato in questo momento storico?

Sarà che il pallone italiano dell’ultimo decennio propone invariabilmente lo stesso menù (ovvero: chi arriverà secondo dopo la Juventus?); sarà che ho trovato le aste del fantacalcio un esercizio onanistico di gruppo; sarà che i migliori giocatori usciti dal mercato arrivano di solito all’ultimo minuto (Di Vaio, Perez, Gilardino ecc.); sarà che in uno stadio vuoto faccio fatica a immaginare persino la coppia Messi-Suarez con la maglia rossoblù e lo sponsor Facile Ristrutturare; sarà che mi riesce difficile pensare di cambiare i destini di una squadra solo con un carneade ucraino di vent’anni, per quanto indicato come l’erede naturale di Shevchenko; sarà che dovranno passare lustri interi prima di vedere un format di Serie A davvero avvincente; sarà tutto questo, ma davvero non riesco ad ingolosirmi mentre vedo banchettare gli opinionisti del calciomercato con quelle espressioni da denunciare al tribunale della Crusca (‘ritorno di fiamma’, ‘ad un passo dalla chiusura’, ‘trattativa in standby’ e così via), e non riesco comunque ad empatizzare con chi si dichiara preoccupatissimo per il mancato arrivo di un difensore centrale o di una punta da 20 gol (chi li ha fatti, negli ultimi 60 anni, a parte Di Vaio, Nielsen e Pivatelli?).
All’albeggiare di un campionato di transizione, con le mille incertezze date dal virus (pardon, da chi gestisce l’emergenza virus), non vedo molte altre strade rispetto a quella dettata dalla prudenza che sta percorrendo il Bologna. Ha senso buttare altri milioni sul mercato proprio adesso, in questo momento storico? In nome di che cosa? Per arrivare – al massimo – ottavi ed essere applauditi da 1.000 tifosi? Con questo non dico che il club rossoblù debba votarsi ad una stagione rinunciataria: non sarebbe nello spirito del suo allenatore. Ma in questa fase storica anomala, che ha azzerato tutto, comprese le abitudini più ovvie, sono più contento di avere una società e una dirigenza capaci di dialogare e farsi ascoltare dalla politica, suggerendo linee guida credibili per la ripartenza non solo del calcio, ma di tutto il mondo dello spettacolo (vedi appunto i primi 1.000 spettatori allo stadio, frutto dell’iniziativa di Bonaccini, caldeggiata da Fenucci). Il calcio del 2021 sarà ancora un fenomeno mozzato, irreale, approssimativo. Preoccuparsi oggi per un difensore centrale mancante o per un attaccante che non arriva (diamo per scontato che Barrow non raggiunga almeno quota 15?) ha qualcosa di comico, autoreferenziale, macchiettistico.

Luca Baccolini

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