Mezza Serie A in pre-fallimento se il calcio non riprenderà, la nostra civiltà ha troppa paura dell'ignoto

Mezza Serie A in pre-fallimento se il calcio non riprenderà, la nostra civiltà ha troppa paura dell’ignoto

Ricordo bene la mascherina di Sinisa Mihajlovic, quella sera d’agosto 2019, a Verona. Era la sua prima partita dopo quaranta giorni di chemioterapia. Ma ricordo bene anche la fierezza con cui se la tolse, perché Sinisa ci ha sempre messo la faccia, anche a costo di rischiare la salute. Per questo non credo che le mascherine alle quali è stato costretto siano lontanamente paragonabili alle nostre. Apprezzo il suo intervento, caro Franchi, ma resto convinto che il calcio (proprio come ha mostrato il tecnico del Bologna) avrebbe dovuto continuare, o almeno riprendere molto prima del 13 giugno. Così come molte altre attività del nostro quotidiano. Essenziali o no, non è un Governo che lo deve stabilire, così come non dovrebbe stabilire mai quali siano i motivi dei nostri spostamenti e il relativo raggio d’azione. Ci sono cittadini di Chianciano che non possono ancora recarsi in Umbria ad un quarto d’ora d’auto, mentre possono in teoria fare centinaia di chilometri per recarsi a Carrara. Per non parlare di un abitante di Messina, che può andare a correre a Trapani ma non può prendere il traghetto per Reggio Calabria.
Nessuno ha ancora spiegato perché il calcio a porte chiuse avrebbe nociuto alla salute dei calciatori. Mentre è abbastanza evidente cosa succederà se il campionato non riprenderà: mezza Serie A in pre-fallimento ad osservare altri campionati più reattivi spartirsi i diritti televisivi del resto del mondo. E lo stesso discorso vorrei estenderlo ai teatri, vittime della beffa più atroce in un Paese ancora imbrigliato dai Patti del 1929. Dal 18 maggio si potrà andare in chiesa, ma non ad ascoltare un’orchestra. La ripartenza del calcio sarebbe servita da esempio anche per rendere più fragili queste storture.
Non vorrei spingere troppo in là il ragionamento, ma non posso fare a meno di pensare che la nostra civiltà abbia ormai così poca dimestichezza con il concetto di ignoto (vedi: di morte) che, quando l’ignoto si presenta davvero alle porte, non sappia far altro che serrarsi in casa e consegnarsi all’inazione. Questo abbiamo fatto per oltre due mesi. Senza pensare alle conseguenze dell’inazione, ai suicidi aumentati del 17%, alle malattie che non verranno diagnosticate, alle relazioni che non sono sbocciate, alle occasioni perdute. Per sempre. Per questo anche l’appello degli ultras, che chiedono di chiudere definitivamente i campionati per l’impossibilità di far entrare il pubblico negli stadi, mi trova fortemente contrario. Somiglia tanto al «muoia Sansone con tutti i Filistei!». Ma qui non ci sono Filistei da combattere. C’è solo una libertà da riconquistare. Non la normalità, la libertà.

Luca Baccolini

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