Musa Barrow, doppiamente straordinario

Musa Barrow, doppiamente straordinario

Musa Barrow non è costato certo un’inezia, ma il suo impatto dirompente nel Bologna sta indicando un’inedita virata nella lunga tradizione che qui vuole solo i ‘vecchi dragoni’ a guidare le sorti dell’attacco. Fateci caso: più la società negli ultimi dieci-quindici anni si è accanita a cercare la punta under 25, più i fallimenti sono stati eclatanti, per non dire suicidi. Dal penultimo ritorno in Serie A si contano tonfi memorabili, come i 5 milioni spesi per Marco Bernacci (estate 2008) e i 7 per l’intero cartellino di Pablo Daniel Osvaldo appena sei mesi dopo. Senza considerare il carneade Henry Gimenez, resta nei libri neri delle operazioni resistibili l’ingaggio di Robert Acquafresca (si parla sempre col senno di poi, ovvio), costato 5,25 milioni in due diverse sessioni, quando ancora vigevano le buste e le comproprietà da riscattare.
Se il caso Acquafresca, uno dei degli attaccanti più talentuosi della sua generazione e più infruttuosi della storia rossoblù, non ha insegnato nulla ai nostri direttori sportivi, è solo perché nel 2015 si è voluto replicare l’identico format con Mattia Destro, costato esattamente il doppio (11 milioni). Anche lui, come l’altro, arruolato con l’identikit del centravanti giovane ma già scafato, pronto per prendere le redini del reparto offensivo. Peccato che da Bernacci in avanti tutti i designati abbiano dovuto cedere sistematicamente lo scettro ai colleghi senior. Ma anche in questo caso, la vicenda era già in parte nota, perché quello che ha fatto Di Vaio altro non era che la riedizione aggiornata dell’exploit di Signori, che se non fece certo fatica a togliere luce alle meteore Simutenkov e Sanchez, riuscì comunque a mettere in ombra uno come Claudio Bellucci. E non è forse la stessa parabola tocca in sorte a Gilardino prima e Palacio poi? Tutti chiamati a colmare le lacune di personalità o di fiuto del gol della generazione di mezzo.
Ecco perché Barrow, 22 anni appena compiuti, acquistato in prestito con obbligo di riscatto fissato a quasi 20 milioni (tra fisso e bonus) nella sordina del mercato invernale, sta facendo qualcosa di doppiamente straordinario. Qualcosa di cui dovremmo ricordarci più spesso, quando ci facciamo prendere dalla tentazione di criticare Riccardo Bigon e chi lavora con lui.

Luca Baccolini

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