Sinisa, in tre mosse ti riprendi il Bologna: ritrova lo spirito degli inizi, recupera gli sfiduciati e abbandona i 'pregiudizi'

Sinisa, in tre mosse ti riprendi il Bologna: ritrova lo spirito degli inizi, recupera gli sfiduciati e abbandona i ‘pregiudizi’

Quando Mihajlovic tornò a Bologna, nel tentativo quasi disperato di salvare una squadra tanto sfiduciata quanto spaesata, si attenne in particolare ad un’unica regola: si lavora prima sulla testa dei giocatori che sulle loro gambe. Iniettò fiducia nel corpo, ancora indietro di condizione, di Destro. Allargò Orsolini sulla destra e gli affidò la licenza di uccidere (di dribbling) più avversari possibile. Fece sentire indispensabile Lyanco, che poche settimane prima languiva sulla panchina del Torino. Battezzò i suoi titolari, per dare un’impronta il più possibile chiara ad una rosa in confusione, ma comprese l’importanza di far sentire tutti coinvolti, e spinse ciascuno dei suoi ragazzi a remare verso quello che, alla fine, fu un impronosticabile decimo posto.
Quelle che adottò furono certamente misure d’emergenza, e continuare a spremere allo stesso modo i felsinei anche adesso che le acque sono più tranquille rischierebbe di essere controproducente, ma è innegabile che il Bologna abbia perso parte di quella verve che fece lustrare gli occhi ai suoi tifosi, e che non era solo foga agonistica fine a se stessa ma una spinta interna necessaria per correre quel metro in più e vincere le partite.
Inoltre, sembra anche essersi smarrita la filosofia secondo cui tutti, all’interno dello spogliatoio, possono dare il loro contributo. Arturo Calabresi, uno dei pochi a salvarsi sotto la gestione Inzaghi nonostante stesse approcciando la Serie A per la prima volta nella sua carriera, è letteralmente sparito dai radar di Sinisa, e rischia di essere riesumato solo ora che, complice l’infortunio di Medel, in difesa la coperta si sta facendo più corta. Con che spirito, però, un ’96 panchinato prima e spedito in prestito poi, proprio nel momento in cui stava mettendosi in mostra, può ritornare all’interno delle rotazioni di squadra, sapendo fra l’altro di essere stato per la seconda volta sul mercato fino a pochi giorni prima?
Senza contare che in queste ore il giovane figlio d’arte non deve essere il solo a sentirsi estromesso da un progetto di cui vorrebbe far parte. Anche considerando il sangue sudamericano che gli irrora le vene, come può Federico Santander ritrovare la sua garra se il suo allenatore dichiara di non avere a disposizione una prima punta?
Se Calabresi è stato fin da subito etichettato come esubero, Santander viene vissuto quasi come un ‘fastidio’ da Mihajlovic, che non ne apprezza le caratteristiche e ha fatto l’impossibile per farlo capire in società. La recente scelta di tenere ‘El Ropero’ in panchina contro il Benevento, ad esempio, non rende giustizia ad un attaccante che magari non sarà un fenomeno, ma resta un altro dei pochi ad essersi guadagnato la pagnotta persino con Inzaghi e che, se godesse della metà della fiducia che venne accordata a Destro, forse davanti alla porta riuscirebbe a togliere un po’ di castagne dal fuoco ad un attacco un po’ troppo timido.
Durante il suo primo anno rossoblù, compreso il periodo purtroppo trascorso in ospedale, Sinisa è stato il vero valore aggiunto di un gruppo di ragazzi che pendeva dalle sue labbra. Se da quelle stesse labbra iniziano a uscire parole che fanno storcere il naso (si veda anche la reazione piccata di Orsolini alle reprimende del mister, sul finale della scorsa stagione) o non riescono più a tenere il gruppo compatto come qualche mese fa, il Bologna perderà gradualmente quella carica emotiva che è marchio di fabbrica del serbo, e rischierà di pagare lo scotto in termini di atteggiamento e di risultati. Fare valutazioni sui singoli e sulla rosa rientra tra i compiti di un mister, ma non fossilizzarsi su posizioni potenzialmente logoranti fa sicuramente parte dei suoi doveri.

Fabio Cassanelli

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