‘Sinisa, mio padre’, il libro di Viktorija Mihajlovic tra aneddoti inaspettati e intime confessioni

Nella seconda parte del libro trovano spazio anche le parole che lo stesso Mihajlovic ha usato per ripercorrere la battaglia contro la leucemia in una lunga intervista a Verissimo, o quelle di chi ha seguito la carriera del serbo tra campo e panchina e può illustrarne il talento, le punizioni magistrali, le maglie indossate, i trofei alzati al cielo. Ma prima (perché l’attuale mister rossoblù è innanzitutto un uomo e un genitore), in Sinisa, mio padre Viktorija Mihajlovic racconta «il suo eroe e l’amore della sua vita» da una prospettiva nuova, intima e commovente.
Rivelando sin dalle prime pagine di aver dovuto cominciare un percorso terapeutico dopo la malattia che ha colpito suo padre, Viktorija svela una coraggiosa sincerità che accompagna tutte le sue riflessioni. Si apre ad una condivisione onesta, inedita e a tratti divertente della quotidianità di casa Mihajlovic, e offre brevi ma particolareggiate descrizioni di chi quella casa la abita. Da primogenita qual è, non nasconde la sua iniziale gelosia per la prima sorellina Virginia e l’amore sconfinato per i tre fratelli maschi venuti dopo di lei, così come fa sfoggio dei lati più indomabili del suo carattere raccontando delle tante lotte intraprese con papà Sinisa, un sergente che negli anni ha imparato a dosare sempre meglio bastone e carota.
Dai ricordi di Viktorija emergono immagini di un Mihajlovic incredibilmente tenero e giocherellone, ma allo stesso tempo capace di una severa intransigenza davanti ai risultati scolastici altalenanti della sua ‘zingarella’. Vicky riesce a raccontare se stessa attraverso suo padre e viceversa, si alleggerisce del peso del cognome che indossa, ma sottolinea anche con decisione la dignità e l’orgoglio che quel cognome porta con sé. Un orgoglio, quello dei Mihajlovic, che risale ai tempi di nonna Viktorija e nonno Bogdan, e trova le sue radici in una terra che veniva sconquassata dalla guerra quando l’Italia già si avviava al boom, mentre a Vukovar il piccolo Sinisa gioiva per una banana ricevuta come regalo di Natale.
Dal libro traspare come il tecnico serbo sia riuscito a trasferire uno o più lati del suo carattere a tutti i suoi figli, e ancora una volta non si può rimanere colpiti dalla sincerità di Viktorija e dal suo ammettere di aver ereditato la testardaggine del padre, ma non la sua forza d’animo. La notizia della leucemia, infatti, colpisce Vicky con forza dirompente, la stessa con cui lei devasta casa sua, scaricando su quelle stanze innocenti una rabbia troppo grande perché si riesca ad accettare che non esistano colpevoli.
Ma la parabola di vita e di carriera di Sinisa è solo al suo ennesimo saliscendi, la tenacia di cui Viktorija si sente priva non manca certo a suo padre, che fra luglio 2019 e gennaio 2020 mostra al mondo intero una grinta e una mentalità fuori dal comune. Così com’era sopravvissuto all’inferno delle bombe che piovevano sulla sua città quando era bambino, trovando nelle sue interminabili sessioni di calcio l’unica via d’uscita, Mihajlovic fugge a questo nuovo girone dedicandosi con tutte le poche forze rimaste all’amato pallone.
Torna sul campo, recupera i tanti chili persi, oggi il suo viso riempie meglio i grandi cappelli che ha cominciato a portare per coprire i segni della chemio. Si considera un uomo diverso e forse lo è, Viktorija lo sente più empatico, sensibile e attento di prima. Non passa a casa sua più tempo di quanto ne trascorresse prima, ma adesso è più attento, più sintonizzato su tutto l’amore che vi circola dentro. E non si è legato di più alla moglie Arianna semplicemente perché era impossibile essere più in simbiosi con lei di quanto non lo fosse già: Viktorija li descrive come indispensabili l’uno per l’altra, e c’è da credere che sia davvero così.
Fuori, oltre casa Mihajlovic, c’è tutto il resto del mondo: la politica, la geopolitica, il Sinisa calciatore con i suoi successi e le sue contraddizioni, e la sua carriera da allenatore tra alti e bassi. Ma dentro, nello scrigno privato che Vicky ha deciso di aprire, c’è solo la storia di una famiglia come tante altre che forse, però, proprio come tutte le altre non potrà mai essere.

Fabio Cassanelli

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Foto: Sperling & Kupfer