Ultras, fuori la fantasia!

Ultras, fuori la fantasia!

Nelle scorse settimane un fronte ultras transnazionale, dall’Italia alla Slovacchia, ha chiesto a gran voce la sospensione definitiva dei campionati di calcio. Il motivo? Il pallone senza tifosi non avrebbe ragione di esistere. Il mondo ultras vive di principi che spesso si spagliano nell’irrazionalità o nella contraddizione. Episodi recenti, anche delle cronache nostrane, potrebbero facilmente essere rievocati, uno per tutti il cieco sostegno a Sergio Porcedda contro i giornalisti che ne rivelavano la fragilità imprenditoriale («Contro chi dissente, siamo con te presidente», recitava un famoso e improvvido striscione). Senza rovistare tra gli scheletri di vecchi armadi che non vale la pena di riaprire, giova però chiedersi se l’ultima presa di posizione contro la ‘riapertura’ della stagione abbia un motivo razionale a suo fondamento. La risposta mi sembra negativa.
Proprio perché la Serie A proseguirà a porte chiuse, gli ultras potrebbero dar fondo al repertorio di iniziative che li ha resi famosi, e spesso simpatici, anche agli spettatori più disattenti. Allo stadio non si entra? Trovatevi fuori, nelle immediate vicinanze della curva, a ranghi ordinati anti-assembramento, e cantate più forte che potete per farvi sentire anche a distanza, come avete fatto a Cesena in un freddissimo inverno. In trasferta non si può andare? Convincete le società a imitare il modello danese: maxischermi collegati via Zoom per portare la presenza virtuale di un gruppo di tifosi a bordocampo. Sono idee estemporanee, ma sono anche certo che la vostra fantasia sia più fervida. In ogni caso, questo «muoia Sansone con tutti i Filistei!» non vi porterà lontano. Il campionato riprenderà a dispetto di tutto, perché a tutti i costi deve finire. Gli ultras che ne chiedono la chiusura non capiscono quanto decisiva sia per il loro stesso futuro la prosecuzione dei giochi.

Luca Baccolini

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Foto: Damiano Fiorentini