Con il VAR il calcio va in fuorigioco: fissiamo un limite e diamo discrezionalità ai guardalinee

Con il VAR il calcio va in fuorigioco: fissiamo un limite e diamo discrezionalità ai guardalinee

Nessun addetto al VAR lo ammetterà mai, ma tracciare le linee sul fuorigioco ha un margine di errore consistente e sicuramente superiore ai pochi centimetri che hanno fatto annullare i gol di Mbaye e soprattutto di Palacio in Bologna-Napoli. Le linee che vediamo in televisione, infatti, sono tirate da un sistema computerizzato che ad ogni partita va settato rispetto al numero di telecamere previste allo stadio. Lo standard prevede dodici telecamere a posizionamento fisso. Basta però che una telecamera sia leggermente spostata per cambiare gli angoli e modificare il ‘rigaggio’.
La regola 11 del Regolamento del Giuoco del Calcio è chiara: un giocatore si trova in fuorigioco se «nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno, una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi è più vicina alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario». La nota a piè di pagina chiarisce poi che «per tale valutazione deve essere preso in considerazione il primo punto di contatto con il pallone giocato o toccato». Ma in alcuni casi in sala VAR non si riesce a selezionare l’esatto frame, quello che una volta si chiamava fotogramma. E tra un frame e l’altro, la posizione del giocatore che riceve il passaggio può cambiare fino a ben 13 centimetri.
Di tutto questo si è parlato molte volte. Il dibattito è già stato sollevato a gennaio perfino dal segretario generale dell’IFAB (l’ente internazionale che stabilisce le modifiche al regolamento) Lukas Brud: «Il principio fondamentale del VAR è il concetto di chiaro ed evidente errore, e che non dovrebbe essere utilizzato per trovare qualcosa di marginale». Come lo è un fuorigioco millimetrico.
Nel gol di Mbaye il collaboratore ha alzato la bandierina, nel caso di Palacio no. Ecco quindi una modifica che sarebbe nel pieno dello ‘spirito del gioco’ e dell’arbitraggio: basterebbe fissare un limite ragionevole (per esempio i 13 centimetri stimati per un frame) e stabilire che il VAR non può cambiare la decisione se la sua valutazione di fuorigioco è per uno spazio inferiore a quello previsto.
Così facendo i rossoblù avrebbero avuto almeno un gol contro il Napoli (e qualcun altro in stagione, come quello di Tomiyasu in Lazio-Bologna, sebbene vada giustamente ricordato che all’andata l’offside di Milik che vanificò il 2-2 fu anch’esso deciso per centimetri) e il calcio sarebbe più giusto e perfino spettacolare: passare minuti ad attendere una decisione non totalmente trasparente presa a distanza, infatti, sta diventando sempre più avvilente. Oltre che irritante.

Massimo Franchi

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