Sinisa e Giovanni Lindo

Sinisa e Giovanni Lindo

Su scale di conoscenza molto diverse, Sinisa Mihajlovic e Giovanni Lindo Ferretti sono personaggi che più agli antipodi non si può. L’allenatore del Bologna e il fondatore-cantante-autore dei CCCP e CSI però una cosa in comune ce l’hanno: entrambi hanno rischiato la vita per malattie molto gravi. Ed entrambi dopo quell’esperienza sono molto cambiati.
Di Mihajlovic se ne sono accorti tutti fin dal tragico giorno della conferenza stampa con l’annuncio della leucemia, e da quel momento la percezione di un «personaggio divisivo» (autodefinizione calzante di Sinisa) si è trasformata in un esempio per tutti nell’affrontare il male, venendo osannato anche da chi prima lo chiamava ‘zingaro’ in quasi tutti gli stadi d’Italia. Di Giovanni Lindo io me ne accorsi ad un concerto al Villaggio Globale a Roma in cui il punkettaro «fedele alla linea» dedicò una canzone a Giovanni Paolo II, spiegando che fino a qualche ora prima era in ospedale perché era stato più di là che di qua. Da quel giorno partì una deriva mistica e politica che lo portò addirittura a partecipare alla kermesse Atreju di Giorgia Meloni, con grande scandalo per tutti gli amanti della band.
Ora che anche Giovanni Lindo sembra ‘rinsavito’ (bellissime le sue parole al programma di Sky Arte 33 giri: Italian Masters sull’album Tabula Rasa Elettrificata), trovo in entrambi un altro elemento comune che ha parecchio a che fare con le polemiche di queste settimane sulla cittadinanza onoraria al nostro mister. Sia Ferretti che Mihajlovic si sentono «reduci» ed entrambi ribadiscono di «non rinnegare niente» del loro passato.
Intendiamoci, la richiesta partita da Amelia Frascaroli e tanti altri di condannare le orribili violenze perpetrate dagli aguzzini serbi contro la popolazione bosniaca musulmana (Bologna accolse moltissimi bambini profughi di quella parte) è comprensibile. Sinisa, sebbene abbia riconosciuto la gravità dei crimini del suo «amico» Zeljko Raznatovic, al secolo Arkan, ha deciso di non accoglierla e di non rispondere pubblicamente, scelta che comporterà altre polemiche nei giorni della consegna della cittadinanza in Consiglio comunale.
A me qui importa semplicemente sottolineare come la coerenza di Mihajlovic sia la stessa di Ferretti. Ai miei occhi, e credo a quelli di molti, entrambi hanno sbagliato e sbagliano. Allo stesso tempo la loro durissima esperienza e la loro coerenza mi fa essere indulgente: chi ha visto la morte da vicino cambia la sua prospettiva di vita. E il non rinnegare gli errori fa parte di questo processo.

Massimo Franchi

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