L’Altro Spazio, fragilità che diventa risorsa

«È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo», disse il gatto alla gabbianella quando le insegnò a volare, in uno dei più celebri romanzi di Luis Sepúlveda. Lo scrittore cileno ci ha lasciato una grande eredità letteraria, spiegandoci che esistono tre tipi di esseri viventi capaci di amare – per ragioni e specificità diverse – in modo naturale, quasi istintivo: gli animali, i bambini e gli anziani. Per tutti gli altri esistono invece dei muri da abbattere. Il primo, forse il più insormontabile tra tutti, è l’indifferenza.

Bologna, in questo senso, è forse la città che più di tutte in Italia ha cercato di infrangere muri e lottare contro le differenze di qualsiasi tipo. Capitale principe dei movimenti studenteschi, avanguardia musicale e letteraria, può vantare il primo matrimonio omosessuale, celebrato di recente. Lo scorso anno ha poi conseguito un altro pregevole riconoscimento, il più importante a livello istituzionale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito ai gestori del Senza Nome, locale in cui operano persone sorde, il titolo di Cavalieri del Lavoro. Un’onorificenza che ha inorgoglito tutta la città, un piccolo sasso nello stagno che potenzialmente potrebbe provocare uno tsunami nelle coscienze di molti. Tra i fondatori di quella realtà, nata nel 2011, c’era una ragazza napoletana, Nunzia Vannuccini, che all’epoca viveva sotto le Due Torri già da dieci anni.

Nunzia Vannuccini e il suo fidanzato Jascha a colloquio tramite il linguaggio dei segni sul palco del Cine-Porto BOff (2021, fonte: Nunzia Vannuccini)

«Il progetto scaturì nel 2008 – racconta Nunzia – da un gruppo di ragazzi che volevano fare cultura e musica indipendente letteralmente underground, ovvero ‘sottoterra’. Cominciammo così in uno spazio di via Berti, eravamo circa una decina e ci divertivamo a creare dei progetti con piccole etichette discografiche indipendenti. All’epoca abitavo in via Riva Reno e frequentavo il Parco 11 settembre 2001, che era totalmente abbandonato a se stesso: nel 2009, quindi, decisi insieme all’Associazione Farm di formulare un progetto di riqualificazione del parco che intitolammo Il Porto Ritrovato. Nel giugno 2010 aprimmo il Cine-Porto BOff, e fu lì ad un tavolo che vidi per la prima volta dei ragazzi sordi: non avevo mai conosciuto delle persone sorde nella mia vita e capii che forse avevo io qualcosa da imparare da loro».

Il Parco 11 settembre 2001 in una serata dedicata alla rassegna Cine-Porto BOff (2019, fonte: pinterest.it)

Grazie a quell’incontro prese vita l’anno successivo un evento, lo Shhh Party, in cui veniva promossa la cultura e l’arte delle persone non udenti. «Fu l’inizio di un percorso comune – spiega ancora Nunzia – che ci portò nel 2012 a fondare il Senza Nome, in via Belvedere, proprio davanti al Mercato delle Erbe. Era però una strada abbandonata che dopo le 7 di sera, alla chiusura del mercato, restava deserta, alla mercé del degrado cittadino. Così nel 2013 nacque Luci nella città, un palinsesto di eventi culturali. Nessuno, in tanti anni, era mai riuscito a riunire in quella zona così tanti commercianti per creare qualcosa che fino a quel momento era visto come un progetto utopico. In questo modo volevamo riaccendere le luci su un luogo storico e dargli nuova vita».

Via Belvedere, di fronte al Mercato delle Erbe, durante una serata dedicata alla manifestazione Luci nella città (2013, fonte: comune.bologna.it)

Via Belvedere, di fronte al Mercato delle Erbe, durante una serata dedicata alla manifestazione Luci nella città (2013, fonte: comune.bologna.it)

E in effetti molti bolognesi erano – e sono tuttora – all’oscuro delle origini del Mercato delle Erbe, inaugurato nel 1910, quando prese forma il progetto di Arturo Carpi e Luigi Mellucci, che spostò in maniera definitiva il mercato cittadino da piazza Maggiore alla vicina via Ugo Bassi, incrociando con via Gervasio e, per l’appunto, via Belvedere. Nel corso dei decenni la conformazione del mercato ha subito diverse trasformazioni, dovute al mutamento delle zone circostanti e non, come si crede, ai bombardamenti aerei avvenuti della Seconda guerra mondiale. La struttura originaria è quindi rimasta intatta, come si può ammirare da via Belvedere, salvo poi modificare l’ala est del mercato che fu inglobata con le nuove costruzioni circostante. Il nuovo Mercato delle Erbe fu quindi aperto nel 1949.

Il progetto originale del Mercato delle Erbe con l’ingresso principale posto in via San Gervasio (1909, fonte: Archivio Storico Comunale)

L’ingresso secondario del Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi (1910, fonte: collezioni.genusbononiae.it)

In via San Gervasio Nunzia ha aperto poi il suo secondo locale, L’Altro Spazio, nel 2015: «Lavorando con tanti ragazzi con disabilità – continua –, mi resi conto che molte persone nutrivano pregiudizi nei loro confronti. Mi chiedevano: “Lavori coi sordi? Ma allora sono persone normali?”. Dopo l’indifferenza iniziale, il locale cominciò ad essere frequentato da molta gente che vedeva nella diversità un fattore rigenerativo».

Nunzia racconta con orgoglio tanti episodi, piccoli gesti che hanno lasciato una traccia, un’impronta visibile per chi fino a quel momento era cieco pur tenendo gli occhi aperti. Come quando vide dei ragazzi comunicare tra di loro o quando, qualche anno dopo, ha visto per la prima volta i bambini venire da lei a chiedere dell’acqua usando la lingua dei segni.

Il bancone del bar L’altro Spazio (2017, fonte: laltrospazio.com)

«È come se avessi messo un grande ombrellone al centro di un parco e chiesto: “Chi vuole venire a giocare con me?”. Chiaramente all’inizio non tutti si avvicinano, ma dopo un po’ anche i più timorosi seguono i più coraggiosi e si uniscono al gruppo».

L’esperienza di Nunzia Vannuccini sta tutta nel suo sorriso, limpido e sincero. È forse in quell’espressione che si comprende il valore di una persona, più che negli occhi. Non servono parole per raccontare un’emozione, e spesso per creare un legame non è sufficiente guardarsi, perché ci si distrae a pensare ad altro. Ma con un sorriso si aprono mondi, e ci riscopre più vicini.

Giuseppe Mugnano

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Foto copertina: laltrospazio.com