L come Littoriale

L come Littoriale

Lo stadio del Bologna venne progettato a metà degli anni Venti dall’architetto Umberto Costanzini, su input del gerarca fascista Leandro Arpinati. E se si considera la struttura degli impianti realizzati in precedenza, ad esempio l’antico Campo di via del Piano (l’attuale Luigi Ferraris) a Genova, possiamo affermare senza paura di essere smentiti che il Littoriale fu il primo vero stadio italiano.
Gli altri, infatti, erano rettangoli verdi con tribune aggiunte in tempi diversi, prima semplici impalcature e poi costruzioni in muratura. Il nostro, eretto sul terreno dove sorgeva il poligono del tiro a segno, nacque invece come vera e propria arena per il calcio e l’atletica leggera, simile agli anfiteatri (vedi il Colosseo o l’Arena di Verona).
Credo che la storia del Littoriale, pur non dimenticando mai le nefandezze compiute in quel periodo, meriti tanto rispetto, al pari della sua architettura tipicamente bolognese, con la pietra a vista e le arcate che riprendono i portici della città. L’orribile ristrutturazione effettuata per i Mondiali del 1990, nonostante tutto, non ha cancellato quella splendida caratteristica.
Come molti di voi sapranno, dal 1926 al 1933 Arpinati fu anche presidente della FIGC, e mentre ricopriva tale incarico si rese protagonista di una vicenda davvero unica nel suo genere. Ovvero: appurato che il Torino, vincitore del girone finale della Divisione Nazionale 1926-1927 con due punti di vantaggio sul Bologna, aveva raggiunto quel traguardo tramite un illecito (il famigerato ‘caso Allemandi’), revocò il tricolore ai granata ma decise di non assegnarlo alla squadra di Hermann Felsner, per non sembrare di parte in quanto tifoso rossoblù.
Sarebbe invece stato uno scudetto giusto e meritato, che oggi ci avrebbe permesso di sfoggiarne otto nel nostro pur blasonato palmarès.

Roberto Porrelli

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