T come terzino

T come terzino

Oggi voglio porre la mia attenzione su un ruolo che, malgrado i tanti cambiamenti tattici e di denominazione, è riuscito molto più di altri a mantenere le sue caratteristiche identificative: il terzino. Il libero e lo stopper, ad esempio, sono diventati difensori centrali, la mezzala si è trasformata in trequartista, mentre le ali vere e proprie sono quasi sparite.
Negli anni Settanta, epoca d’oro e sempre in auge all’interno della rubrica Zona stadio, i terzini erano principalmente due marcatori. In ambito rossoblù, il terzino destro per eccellenza era Tazio Roversi, che come tutti i pari ruolo marcava a uomo l’ala sinistra (ovvero la seconda punta). Il terzino sinistro, invece, doveva occuparsi dell’ala destra (o ‘ala tornante’): Franco Cresci fu senza dubbio il più famoso nel Bologna di quel periodo.
Allora andava già di moda parlare anche di ‘terzino fluidificante’, riferendosi a quelli specializzati nella spinta in avanti. Sotto le Due Torri, dal 1989 al 1991, abbiamo conosciuto uno dei principali interpreti, purtroppo a fine carriera: Antonio Cabrini, campione del mondo ’82.
Adesso molte squadre giocano con due difensori centrali, due terzini (o ‘esterni bassi’, ma io non amo chiamarli così) e uno o due centrocampisti con compiti di interdizione davanti alla retroguardia. A tal proposito considero Marino Perani, subentrato a Bruno Pesaola sulla panchina felsinea a fine anni Settanta, un vero innovatore. E durante una chiacchierata che ebbi la fortuna di fare con lui, mi raccontò come arrivò a tanto.
Perani schierò due marcatori davanti ad un libero e a due terzini con grande propulsione offensiva, e contribuì alla rivoluzione che ha cambiato il calcio, senza che nessuno gliene rendesse troppo merito. Io sì, perché Marino era un innovatore e non fu capito.
Concludo con una carrellata di terzini che, ammirati dal vivo, mi hanno particolarmente colpito. Per primo voglio citare Mauro Bellugi, scomparso poco tempo fa: giocò stopper e libero, ma in maglia rossoblù anche terzino.
Poi Salvatore Vullo, perché con noi fece un gran campionato sotto la gestione di Gigi Radice (settimo posto nonostante i cinque punti di penalizzazione).
E ancora, ‘il Mitico’ Renato Villa, che arrivò qui a Bologna con un bagaglio di esperienza da semi-professionista e marcò in maniera superba ali di livello internazionale come Franco Causio e Bruno Conti.
Riguardo agli stranieri, ho un ricordo pazzesco di Nelinho, terzino destro – fra le altre – dell’Atletico Mineiro. Era famoso per aver realizzato oltre cento gol, di cui due incredibili al Mondiale del ’78 (uno al nostro Dino Zoff nella finale per il terzo posto). Con la squadra di Belo Horizonte venne in tournée in Italia, e il 19 agosto 1978 lo vidi in azione al Braglia di Modena: segnò da oltre 45 metri, dando alla palla un effetto disumano.

Roberto Porrelli

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