22/04/2026
Simone Minghinelli
OneFootball, L'intervista

Heggem: “Non molleremo, l’amore dei tifosi va onorato e il settimo posto è ancora possibile. Il Mondiale un sogno, Bologna la scelta migliore per la mia carriera”

Tempo di Lettura: 7 minuti

Arrivato sotto le Due Torri la scorsa estate dopo una lunga gavetta in patria fra Rosenborg, Ranheim, Sandnes Ulf e Brommapojkarna e un’esperienza nella Championship inglese col West Bromwich Albion, il norvegese Torbjørn Heggem ci ha messo poco ad acclimatarsi nel calcio italiano, a cui ha riservato anche un paio di severe lezioni insieme ai suoi compagni di Nazionale, prendendosi una qualificazione al Mondiale che mancava da 28 anni. Coriaceo ma anche dinamico difensore centrale classe 1999 nativo di Trondheim, in maglia rossoblù ha subito messo insieme 34 presenze, la maggior parte da titolare, guadagnandosi l’appellativo di ‘soldato’ direttamente dal suo allenatore. Per lui (via via frenato nel rendimento da qualche problema fisico) e per tutto il Bologna una stagione intensa e particolare, tra picchi di esaltazione e dolorose cadute, che ora va conclusa nella miglior maniera possibile. È proprio Torbjørn il protagonista della nostra intervista di oggi a Casteldebole, dove la squadra di Vincenzo Italiano è al lavoro per preparare l’insidiosa gara casalinga contro la Roma.

Torbjørn, qual è l’umore del gruppo dopo le due dolorose sconfitte contro Aston Villa e Juventus? «Dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia e viste le difficoltà nella corsa ai piazzamenti europei tramite il campionato, l’Europa League era il nostro primo obiettivo: siamo stati eliminati da una grande squadra ma la delusione è stata comunque forte, specie ripensando alla gara d’andata. Purtroppo non siamo riusciti a rialzarci subito contro la Juventus, altra avversaria di spessore, ma sappiamo che nelle ultime cinque giornate ci giochiamo tanto e non abbiamo nessuna intenzione di mollare: vogliamo costruire qualcosa di significativo sia per il presente che per il futuro».

Al settimo posto ci credete ancora? «Assolutamente sì, siamo a sei punti dall’Atalanta con uno scontro diretto ancora da disputare, seppur a Bergamo: talvolta nel calcio bastano due o tre vittorie di fila per ribaltare uno scenario, procediamo una partita alla volta e vediamo come va a finire».

Come giudichi la vostra stagione? Qual è il rammarico più grande? «A mio avviso la stagione è da considerarsi positiva e personalmente non me la sento di parlare di rimpianti, nel senso che tutti abbiamo sempre dato il massimo e cercato di vincere ogni volta, posso garantirlo. Purtroppo a dicembre è iniziato un periodo in cui siamo stati molto altalenanti e non abbiamo giocato come sappiamo, sfiorando comunque due traguardi importanti: dispiace aver perso la finale di Supercoppa, così come essere usciti ai rigori contro la Lazio in Coppa Italia. Poi ci siamo ritrovati e il vero peccato, come dicevo, sta nel match d’andata con l’Aston Villa: risultato bugiardo e qualificazione compromessa».

Che spiegazione vi siete dati per quel calo di quasi tre mesi che ha complicato il vostro percorso? «Infortuni seri, stanchezza dettata dai tanti impegni ravvicinati, qualche errore e disattenzione di troppo, anche una buona dose di sfortuna in termini di episodi perché certe gare ci sono girate davvero malissimo e non meritavamo affatto di perderle: in alcuni momenti ci sembrava di rivivere in loop la stessa situazione, penso per esempio ai cartellini rossi o ai gol incassati nei minuti di recupero. Sono tutte cose che piaccia o meno fanno parte del calcio e vanno accettate, a patto di farne tesoro per migliorare».

Un’ottima prima parte, poi qualche problema fisico a rallentarti un po’: sei soddisfatto della tua annata d’esordio in Italia? «Complessivamente sì, anche se appunto ho iniziato molto bene giocando tanto e poi ho avuto un po’ di alti e bassi, coi fastidi all’anca che mi hanno condizionato. Ho lavorato sodo per tornare in forma e riprendermi il posto in squadra, e adesso posso finalmente dire che non sento più dolore e sono tornato al 100%: voglio fare del mio meglio per aiutare i compagni in questo rush finale».

Cosa ti ha colpito in particolare di questo club? «Fin dai primi giorni l’organizzazione e l’accoglienza: qui non manca davvero nulla, si respira un clima familiare e tutti cercano di facilitare l’inserimento dei nuovi, specie per quanto riguarda noi ragazzi stranieri. A quasi un anno di distanza sono convinto di aver fatto la scelta giusta per la mia crescita e la mia carriera, indossare la maglia del Bologna è una grossa responsabilità ma nel contempo è molto appagante».

Com’è il tuo rapporto con Italiano? Senti di esserti inserito bene all’interno della sua proposta calcistica? «Avevo visto qualche partita del Bologna e il gioco mi era piaciuto, pensavo fosse adatto a me. Una volta arrivato qui ho trovato un allenatore molto appassionato, meticoloso ed esigente, specie con noi difensori, e credo che il lavoro svolto con lui stia favorendo il mio sviluppo come calciatore».

Il mister ti ha spesso descritto come “un soldato” per attenzione, concentrazione e forza: ti rivedi in questa definizione? «Sì, un po’ perché è il mio modo di giocare e un po’ perché per fare quello che lui ci chiede in fase difensiva, uomo contro uomo con grande intensità e senza il timore di prendersi dei rischi, bisogna stare sempre sull’attenti: basta addormentarsi un secondo e lo spazio da coprire diventa troppo».

A 27 anni quali consideri i tuoi maggiori pregi e dove invece pensi di dover ancora migliorare? «Preferisco concentrarmi su ciò che devo perfezionare, in primis quando ho il pallone tra i piedi, come trovare soluzioni di passaggio valide e aumentare la qualità del gesto tecnico. Mi piacerebbe fare di più anche in termini offensivi, specie sui calci piazzati, e appunto diventare più scaltro nella fase difensiva uomo contro uomo, essendo qualcosa che mi piace ma a cui non ero abituato».

Dopo la crescita in patria e l’esperienza in Inghilterra è stato difficile adattarti alla nostra Serie A? «La Championship è un buonissimo campionato, molto fisico e che ospita stili di gioco differenti. Ovviamente in Serie A e in Europa League il livello sale, ci sono calciatori migliori, ma tutto sommato non ho sofferto più di tanto il salto. Certo, quando la squadra girava al massimo è stato più semplice anche per me, poi nel periodo di calo generale le cose si sono fatte un po’ più difficili».

Con Lucumí è nata una bella sintonia… «Jhon è veramente forte e trasmette grande sicurezza, a mio avviso in coppia abbiamo offerto spesso delle buone prestazioni. Siamo entrambi mancini ma io sono sempre stato abituato a usare molto pure il destro, quindi ci siamo adattati subito bene l’uno all’altro».

A livello di Nazionale stai vivendo un sogno: cosa si prova ad aver riportato la Norvegia al Mondiale dopo 28 anni? «Sono passato dal non aver mai visto la Norvegia in campo ad un Mondiale (l’ultimo fu quello di Francia ’98, ndr) a essere parte della squadra che lo disputerà: è qualcosa di incredibile, un sogno ad occhi aperti, e sentiamo forte la spinta del nostro popolo. La maglia della Nazionale è un privilegio che devo guadagnarmi ogni giorno tramite il lavoro che svolgo col Bologna, voglio migliorare sempre di più le mie prestazioni qui per arrivare in ottima forma a questo appuntamento memorabile».

In questo momento storico cosa rende così competitivo il movimento calcistico norvegese? «Pur non avendo nel calcio le stesse risorse economiche di altri Paesi europei, negli ultimi anni sono stati fatti dei grandi passi avanti nelle metodologie d’allenamento, sia a livello di Prime Squadre che di settori giovanili, la fotografia più recente è rappresentata dagli ottimi percorsi nelle coppe di Bodø/Glimt e Brann. Il nostro non è un campionato top ma serve a formare e lanciare i giovani, e la forza della Nazionale credo stia soprattutto nella fisicità e nelle performance atletiche: siamo tosti e andiamo sempre a mille all’ora».

Raccontaci un po’ di te fuori dal campo: famiglia, hobby, ambientamento in città… «Sono un ragazzo tranquillo e faccio cose normalissime, qui a Bologna vivo con la mia ragazza e cerco di godermi il più possibile ogni momento libero. La città ci è piaciuta tanto fin da subito, si vive alla grande e il clima è fantastico, per me già adesso è come se fosse estate (ride, ndr)».

Dunque non avverti la nostalgia di casa… «Ogni tanto si fa sentire, è normale, ma ormai mi sono abituato alla vita da sportivo professionista che ti porta a stare lontano da casa per lunghi periodi. Certo per me è sempre bello tornare in Norvegia per riabbracciare parenti e amici, trascorrendo qualche giorno in totale relax».

Da ragazzino avevi un idolo? E da calciatore hai un modello di riferimento? «Da piccolo tifavo per il Manchester United e ammiravo in particolare Cristiano Ronaldo. Un altro fuoriclasse che mi ha sempre affascinato è Zinedine Zidane, capace di fare cose incredibili col pallone. Ora è diverso, guardo le cose con altri occhi e l’unica squadra che sostengo è quella in cui gioco. Quanto al mio ruolo, mi è sempre piaciuto Sergio Ramos seppur con caratteristiche diverse dalle mie, ma in generale non ho un unico modello: osservo tutti i migliori e cerco di prendere spunto».

Restando in tema di difensori: che potenziale vedi nel tuo connazionale Helland, fresco di debutto in A? «La società ha fatto un’ottima mossa investendo su di lui, mi risulta che ci fossero diversi altri club interessati ma il Bologna è arrivato prima. Eivind è giovane e deve ancora imparare tanto ma ha la giusta mentalità e disponibilità, oltre a doti fisiche notevoli perché è roccioso ma nel contempo molto veloce. Il potenziale non può che essere alto, se continuerà a lavorare sodo come sta facendo avrà un grande futuro».

Relativamente a questa stagione, qual è l’emozione più bella che ti porti dentro? «Ne indico tre, in ordine cronologico: il mio debutto con la maglia del Bologna, vincendo 1-0 contro il Como al Dall’Ara; il successo 2-0 sempre in casa contro il Napoli, una big del campionato; il 4-3 di Roma in Europa League al termine di una partita davvero pazzesca, incredibile».

A pochi giorni proprio da un’altra sfida con la Roma cosa ti senti di dire ai tifosi rossoblù, che nonostante qualche boccone amaro vi hanno sempre sostenuto? «Sono qui da meno di un anno ma direi di aver già compreso a pieno quanto è forte e incondizionato il loro amore per questi colori. Ciò che io e i miei compagni vogliamo fare, ora e sempre, è dimostrargli quanto conta per noi il loro supporto, senza darlo mai per scontato. Li ringrazio di cuore e ribadisco: non si molla, da qui alla fine bisogna combattere per ogni singolo punto. E io voglio dare un contributo importante».

Simone Minghinelli

© Riproduzione Riservata

Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

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