26/10/2026
Riccardo Astolfi
OneFootball, La vita secondo il Bologna

Aspettando Godot. Che poi era Bernardeschi

Tempo di Lettura: 3 minuti

Il Bologna vince 2-0 a Cagliari. Due gol, tre punti, un difensore centrale che segna e una lunga riflessione sul senso dell’attesa.

C’è un momento, durante le partite del BFC, in cui il telecronista commenta: «Ragiona». Di solito succede quando un giocatore riceve il pallone, si ferma, guarda a destra, guarda a sinistra, considera le diverse possibilità offerte dall’esistenza umana e alla fine la passa indietro.

Io mi chiedo sempre perché non possa ragionare un po’ più velocemente. Oppure prima. Non so. Magari è una questione filosofica.

Sabato pomeriggio, guardando Cagliari-Bologna, mi è tornato in mente Aspettando Godot, di Samuel Beckett. Vladimiro ed Estragone aspettano un tizio che non arriva. Per ingannare il tempo parlano, discutono, si distraggono. Ogni tanto sembra che stia per succedere qualcosa. Poi niente.

Ecco, il primo tempo è stato abbastanza così.

Odgaard, per esempio, sembrava aspettare qualcuno che gli spiegasse cosa dovesse fare lì davanti. Ogni tanto arrivava un pallone, poi spariva di nuovo. Io, nel frattempo, avevo sonno. Un sonno importante, di quelli che alle 3 del pomeriggio possono diventare una scelta di vita.

Poi, al cinquantasettesimo, segna Casale.

Casale.

Su calcio d’angolo.

Uno su Instagram ha scritto che il gol era palesemente generato dall’intelligenza artificiale. È una spiegazione che mi sento di prendere in considerazione. Anche perché, se proprio dovevamo aspettare un evento improbabile, potevamo almeno aspettare qualcosa di tecnologicamente avanzato.

Il Bologna passa in vantaggio e succede una cosa curiosa: invece di tranquillizzarsi, sembra spaventarsi.

Ci si abbassa, si arretra, si difende. Bernardeschi ad un certo punto è così indietro che sembra un difensore centrale. E viene da pensare che se il tuo giocatore più creativo deve preoccuparsi soprattutto di presidiare la propria area, forse c’è qualcosa che non torna.

Naturalmente si può vincere anche così. Anzi, sabato si è vinto proprio così.

E infatti sui social c’è già chi scrive che del bel gioco non gli importa niente, che contano solo i risultati. Che è una posizione legittima. Anche mangiare serve principalmente a nutrirsi, ma questo non significa che si debba cenare tutte le sere con una scatoletta di tonno.

Poi Bernardeschi si procura, di fatto, il rigore. Va sul dischetto. Segna.

E a quel punto ho pensato una cosa: e se Godot fosse ‘Berna’?

Lo abbiamo aspettato, cercato, visto arretrare fino quasi a scomparire. Poi è arrivato. E ha risolto la faccenda.

Nel frattempo Cambiaghi ha fatto una buona partita, di quelle in cui si ha almeno la sensazione che qualcuno voglia andare da qualche parte. Libra, appena entrato, ha portato un po’ di aria nuova. Sui social lo chiedono già titolare, perché nel calcio bastano venti minuti interessanti per diventare una speranza collettiva.

E Skorupski, nel finale, ha provato a ricordarci che un’opera dell’assurdo deve comunque conservare una certa tensione drammatica.

Finisce zero a due.

Tre punti, che servivano moltissimo. E sarebbe abbastanza sciocco lamentarsene. Palladino ha bisogno di risultati, il Bologna di fiducia, noi di qualche sabato pomeriggio meno complicato.

Però resta quella sensazione strana. Che questa squadra abbia più paura di perdere che voglia di giocare. Che consideri ogni vantaggio qualcosa da proteggere anziché qualcosa da cui ripartire.

Forse è solo una fase. Forse bisogna imparare a vincere prima di imparare a giocare bene. O forse questa è una delle tante frasi che diciamo per convincerci che prima o poi arriverà qualcuno.

Beckett, del resto, aveva capito una cosa: si può passare un tempo infinito ad aspettare un cambiamento, anche quando non sappiamo bene quale cambiamento stiamo aspettando.

Sabato scorso Godot è arrivato.

Aveva il numero 10, i capelli biondi e ha segnato su rigore.

Adesso, possibilmente, vorremmo anche vederlo giocare un po’ più avanti.

Riccardo Astolfi

© Riproduzione Riservata

Foto: Getty Images (via OneFootball)

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