Questo pomeriggio, nella sala stampa del centro tecnico Niccolò Galli di Casteldebole, è stato presentato ufficialmente Raffaele Palladino, nuovo tecnico del Bologna in sostituzione dell’esonerato Domenico Tedesco. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le sue dichiarazioni, anticipate da quelle dell’amministratore delegato rossoblù Claudio Fenucci.
Introduzione di Fenucci – «È innanzitutto doveroso salutare Domenico Tedesco, con cui abbiamo condiviso un percorso purtroppo breve: esonerare un tecnico dopo appena quattro giornate è qualcosa che va al di fuori dalle nostre abitudini, con lui abbiamo vissuto questi ultimi mesi e avuto un rapporto umano di livello ma per svariate ragioni non stavamo ottenendo i risultati sperati. La decisione nasce prevalentemente dal fatto che con Sartori e Di Vaio, vedendo quella che era la proposta del mister in termini di metodologie e i riflessi sulle performance della squadra, ci siamo preoccupati e abbiamo pensato che la sua capacità di incidere fosse minore rispetto a quanto ci aspettavamo. Ma ci tengo a sottolineare che non è un giudizio generale sui suoi metodi, ma solo relativo al nostro gruppo. Abbiamo quindi pensato a Palladino, un allenatore che avevamo già contattato e con cui avevamo parlato in passato, alla luce della sua disponibilità: data l’atipicità del calendario di quest’anno, si è deciso di intervenire subito. Siamo andati avanti rapidamente concordando un percorso lungo, con un contratto di tre anni e la comune volontà e ambizione di tornare a giocarci le chance per un piazzamento europeo o per rivivere serate come quella di Roma in Coppa Italia».
Approccio positivo – «Ci tenevo ad iniziare ringraziando la proprietà e la società, che negli ultimi giorni mi hanno dato dimostrazione di grandissima fiducia volendomi qui a Bologna: mi hanno prospettato non solo una panchina ma un progetto. Sono molto felice delle prime sensazioni, ho trovato un ambiente positivo a cui bisogna tornare a dare quell’entusiasmo che si è un po’ perso. Dentro di me ho una forte carica e determinazione per intraprendere questo percorso, e voglio ringraziare anche i tifosi per il calore con cui mi hanno accolto: non vedo l’ora che sia sabato per esordire».
Indicazioni tattiche – «Nel mio percorso da allenatore ho avuto la fortuna di poter cambiare vari sistemi di gioco, ho tanta esperienza su almeno tre-quattro e credo che ogni tecnico debba essere flessibile in base agli interpreti che ha a disposizione. Ritengo che questa rosa sia stata costruita per giocare a quattro dietro ma che possa giocare pure a tre, avendo i centrali e gli esterni di fascia adatti, poi gli attaccanti possono stare più o meno dentro al campo. Sapete che in passato ho usato prevalentemente la difesa a tre ma vedremo nel corso della stagione, ieri intanto ho percepito grande predisposizione a poter cambiare: le basi ci sono, bisogna solo lavorare con impegno e intensità. Sarà un percorso lungo e servirà pazienza, ma cercherò di trasmettere i miei principi il prima possibile».
Ritornare competitivi – «Ad inizio campionato sono venuto a studiare gli allenatori nuovi e quel weekend ho visto dal vivo tre partite, tra cui Bologna-Lazio: per i rossoblù è stata una gara con un’idea di gioco mirata a voler imporre il proprio calcio. Ora mi interessa stare il più possibile coi ragazzi, devono capire le loro emozioni e sensazioni e conoscerli il più possibile: ogni minuto trascorso con la squadra è prezioso per ottenere il massimo già da sabato. Come detto, bisogna ritrovare entusiasmo, quello che ho sempre avvertito quando sono venuto a giocare al Dall’Ara da avversario: il nostro deve tornare ad essere un campo difficile per tutti e sono sicuro che ci riusciremo».
Si riparte dalla qualità – «Orsolini e Bernardeschi sono una coppia formidabile. Cercherò in tutti i modi di mettere i giocatori di qualità in campo, più ne abbiamo e meglio è, a patto che la qualità sia al servizio della squadra assieme al sacrificio: i primi difensori sono gli attaccanti, il mio credo è questo».
Un passo alla volta – «Il mio primo obiettivo è fare bene nella gara di sabato, il secondo è di sfruttare la sosta di tre settimane, quasi un mini ritiro. Bisognerà intanto migliorare la condizione fisica: i carichi di lavoro saranno diversi perché per quello che richiediamo come staff è importante essere brillanti, dovendo andare a prendere gli avversari in avanti, e propositivi, recuperando palla il prima possibile. Ripeto, puntiamo innanzitutto a far tornare entusiasmo nell’ambiente: testa bassa e pedalare, servono risultati».
Fame di successi – «Aver accettato un progetto è qualcosa che mi stimola tanto, ho avvertito grande fiducia e ci siamo messi d’accordo in pochissimo tempo: a pelle, a sensazione, ho sentito che qualcosa mi vibrava dentro, avevo bisogno di un posto in cui crescere guardando a qualcosa di importante. Sapete che sono ambizioso e miro a traguardi di spessore, specialmente quando si arriva in un club con una storia e una tifoseria notevoli credo sia doveroso».
Scelta convinta – «Stando a casa ho guardato numerose partite in televisione, tra cui quelle del Bologna. Tanti giocatori li conosco e li ho valutati: se sono qua è perché credo nei ragazzi e nel loro valore, altrimenti avrei rifiutato la proposta così come ho fatto con altre ricevute in questo periodo».
Capitolo centravanti – «Piccoli lo conoscevo bene e ci ho parlato a lungo sia ieri che oggi, credo tanto in lui. Così come credo in Dovbyk, purtroppo reduce da un percorso in cui è stato molto fuori: stamattina abbiamo avuto un confronto anche con lui, vogliamo farlo tornare al top della condizione. Davanti occorre alzare il livello, è fondamentale segnare di più».
La testa prima di tutto – «Le volte in cui sono entrato in corsa ho sempre cercato di essere me stesso e di farmi conoscere per ciò che sono. Quando subentri devi riuscire a capire in breve tempo che problemi ci sono stati, quindi il lavoro diventa anche psicologico: ora non dormiamo la notte per cercare di arrivare a sabato con la squadra nelle migliori condizioni mentali e tecniche, per quanto possibile».
Nazionali e mediana – «Noi lavoreremo al meglio coi giocatori che rimarranno qua, è chiaro che ci avrebbe fatto piacere avere il gruppo al completo ma se alcuni ragazzi vanno in Nazionale significa che sono forti. Ferguson? Per me è un calciatore universale, è un mediano a due ma può giocare anche sottopunta in un 4-2-3-1. Nel complesso sono molto soddisfatto di tutto il reparto di centrocampo».
Fenucci su Tedesco e Palladino – «I dubbi su Tedesco sono nati strada facendo. Io, Sartori e Di Vaio abbiamo avuto una riunione col mister e lui ci ha espresso considerazioni con un quadro un po’ confuso, in seguito ci siamo confrontati tra noi e il sentore comune era che il rischio di dover cambiare nelle settimane successive fosse elevato. Così ci è sembrato opportuno accelerare i tempi della decisione, prendendoci le nostre responsabilità: c’era la possibilità di portare Palladino a Bologna e l’abbiamo colta sottoponendogli un programma ambizioso, infatti è la prima volta che facciamo firmare un triennale ad un allenatore».
Fenucci su mercato e sostenibilità – «Ho sempre detto che quest’anno, senza le coppe, avremmo dovuto fare qualche sacrificio a livello di mercato, perseguendo l’obiettivo di un calcio sostenibile: c’è un problema generale di sostenibilità e le società devono affrontarlo. Noi vogliamo avere una squadra competitiva tramite investimenti ragionati, quindi nel tempo decideremo come impiegare le risorse aggiuntive che la proprietà ci metterà a disposizione, se farlo già a gennaio o in seguito. L’idea è di portare qui giocatori adatti anche in base a quello che mister Palladino ci chiederà».
Feeling immediato – «Quando una società ti prospetta tre anni di contratto e ti mette a disposizione una struttura importante, ti senti come in una grande famiglia e ricevi sensazioni positive, pensi di essere arrivato nel posto giusto. Durante la chiacchierata fatta martedì sera si sono incastrate tante cose, queste hanno fatto sì che si arrivasse ad aprire un nuovo ciclo insieme».
Gambe fresche per un calcio diverso – «Le nuove regole mi piacciono tantissimo e mi fa impazzire l’intensità con cui si gioca ora in Serie A, con meno pause e più ritmo, per questo bisogna alzare la condizione fisica. Ringrazio il mio predecessore Tedesco per tutto ciò che ha fatto, si vede che questa squadra ha lavorato bene, ma andando ad inserire nuove metodologie bisognerà alzare il livello d’intensità».
Fenucci sul rapporto tra squadra e Tedesco – «I giocatori si sono confrontati tra loro dopo la partita di Napoli, dove a tratti la squadra era sembrata impotente, ma sulla tematica di un possibile cambio in panchina non sono stati consultati da noi della dirigenza. Il gruppo aveva un buon rapporto con l’allenatore, il problema è che ci sono anche aspetti mentali e tecnici su cui bisogna lavorare e ci siamo accorti che qualcosa non stava andando nella giusta direzione».
Fenucci sulla reazione del gruppo – «Credo che la squadra debba avere le motivazioni che ci hanno accompagnato lungo il percorso, perché qui c’è una famiglia sportiva che si basa sulla piena armonia tra società e giocatori. Il problema talvolta sono le motivazioni inconsce, quelle che ogni giocatore deve far scattare dentro di sé per fare una corsa in più, per aiutare i compagni nel momento del bisogno: dobbiamo tornare ad avere lo spirito di gruppo che ci ha condotto ai traguardi degli ultimi anni. Nella scorsa stagione il periodo migliore che abbiamo avuto è stato prima della finale di Supercoppa, dove per qualche ora abbiamo accarezzato perfino la vetta della classifica. Va ritrovata quella carica lì, attraverso un percorso ambizioso che deve passare di partita in partita. Ai tempi con Motta ragionavamo così, idem con Italiano: l’obiettivo è vincerle tutte e avere una mentalità offensiva, aggressiva, proponendo gioco e affrontando la prima in classifica come l’ultima senza alcun timore. Queste motivazioni, se ritrovate a pieno, possono essere la chiave di volta».

