Solo pochi giorni fa avevo scritto alcune righe sui tanti commenti che avevano preceduto e seguito la partita contro la Lazio, ma quello che sta accadendo in queste ore mi ha spinto ad ampliare la mia riflessione.
Non credo ai miei occhi e alle mie orecchie. Una minoranza della tifoseria, fomentata da una parte della stampa, si sta abbandonando a commenti che non esistevano nemmeno quando la società era in mano a soggetti ben distanti da Joey Saputo. «Se si vende anche Rowe bisogna andare a Casteldebole a contestare». E ancora: «Se Rowe resta deve rimanere fuori rosa, per come si è comportato».
Ho letto e sentito di tutto, in quella che sembra diventata una corsa a farsi del male. «Stiamo tornando nella mediocrità», poi, è stata una frase che mi ha fatto accapponare la pelle. Quindi ora confondiamo la stabilità con la mediocrità? Quest’ultima il Bologna l’ha vissuta con altri presidenti, non certo con quello attuale. Non servirebbe un titanico sforzo di memoria per ricordarsi che negli ultimi due anni il BFC ha giocato la Champions e l’Europa League, ha vinto una Coppa Italia ed è arrivata in finale di Supercoppa.
Se questa è mediocrità, essere stati costretti a vendere Diamanti per evitare fallimento della società cos’è stato? Dover accettare qualsiasi cifra per un proprio calciatore di valore perché si è con l’acqua alla gola, quella sì che è una situazione scomoda! Non mi pare sia ciò che sta succedendo con Rowe, né che Castro e Lucumí siano stati svenduti. Il Bologna voleva cifre ben precise per privarsi dei suoi gioielli e le ha ottenute, e adesso ha avuto la forza di rispedire al mittente due ricche offerte dell’Atalanta per l’ala inglese.
Una società debole, che si sta ridimensionando e non ha ambizioni, ci pensa due volte a rifiutare 30-40 milioni. I rossoblù, invece, stanno tenendo il punto. Il fatto che per me stiano sbagliando è secondario. Io so bene come funziona il calcio, e a mio avviso i giocatori che vogliono andarsene devono essere lasciati liberi di farlo. È pieno il mondo di bravi calciatori, e in un contesto come quello attuale del BFC, in cui servono entusiasmo e abnegazione per aprire un nuovo ciclo, non avrebbe senso trattenere forzatamente un ragazzo che ha espresso la volontà di andarsene (ammesso sia realmente così).
Ma chiusa questa parentesi, io davvero non mi capacito del clima che si sta creando attorno a Saputo. Si cerca di farlo passare come un patron che cura esclusivamente i suoi interessi economici, quando in realtà sta solo cercando di tamponare l’emorragia di milioni e milioni spesi per rifondare il club da zero e garantirgli serenità. Non mi sembra che questo accada a discapito della squadra.
Ancora una volta mi tocca sentire la storia della rosa incredibilmente indebolita rispetto all’anno prima, e la stagione praticamente deve ancora cominciare. Questo perché sono andati via Freuler (che per quattro mesi della passata stagione è stato irriconoscibile e ha poi espresso la chiara volontà di fare una nuova esperienza), Lucumí (lo sapevamo dan un anno) e Castro per una cifra vicina ai 40 milioni? Lo ripeto: chi vuole cambiare aria è giusto che lo faccia. Se Rowe è davvero tra questi, a mio parere può accomodarsi: parliamo pur sempre di un ragazzo che per ora ha fatto sei mesi buoni.
Anche sotto questo aspetto sembra che il passato non insegni nulla. Con la sola eccezione di Calafiori, nessuno dei ceduti illustri degli ultimi anni è stato capace di riconfermare altrove il livello espresso sotto le Due Torri. E ciò è accaduto spesso e volentieri coi calciatori della tanto invidiata Atalanta, che per arrivare ad essere la realtà che è oggi ha sempre adottato la stessa politica dei rossoblù, vendendo i suoi talenti a caro prezzo e reinvestendo in nuovi profili.
I giocatori passano e la società resta, non mi stancherò mai di ripeterlo. E grazie al cielo i professionisti che sanno fare calcio non ascoltano gli umori della piazza, prendono decisioni impopolari e talvolta anche rischiose e aspettano di scoprire se il campo darà loro ragione o torto. A tal proposito: possiamo aspettare di vedere come ingranerà una squadra che ha cambiato allenatore e ossatura prima di sparare sentenze? È la squadra nel suo insieme a dover essere sostenuta, e ancor prima dev’esserlo la società.
I calciatori, presi singolarmente, loro sì che badano solo al loro interesse. Posso dirlo perché lo sono stato e so bene come funziona. Un giocatore cerca di ottenere più soldi, non ha remore a trasferirsi in una squadra che glieli offre e se necessario si mette di traverso per forzare la cessione: non è niente di nuovo. E noi davvero vogliamo garantire amore ed appoggio ad un singolo, chiunque egli sia, anziché al BFC?
È la società il nucleo più importante, così è stato e così sarà per sempre. E contestare quella attuale, che ha fatto gioire una città come non capitava da più di mezzo secolo, è a dir poco assurdo.
Pepè Anaclerio
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Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images (via OneFootball)

