18/09/2026
Simone Minghinelli
Il punto di Mingo, OneFootball

Domani tutti al Dall’Ara per la maglia e i tre punti, con la stessa carica di Palladino: chi non ci crede stia a casa (o in panchina)

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Cosa ci resterà di questi ultimi 106 giorni, dall’assunzione all’esonero di Domenico Tedesco? Non sappiamo dirlo con precisione: se, come sembra, il mister era andato in confusione, bisogna ammettere che ci siamo andati un po’ pure noi. Un ritiro abbastanza piatto, un mercato che ha fatto storcere il naso a buona parte della tifoseria, un avvio di campionato con poco gioco, pochi punti e anche tanta sfortuna. Ma il passato è passato, adesso è il momento di voltare pagina e concentrarsi solo sul presente, senza perdere altro tempo.

Il presente ha il volto felice e insieme determinato di Raffaele Palladino, senza dubbio la scelta migliore che il club potesse fare in questo momento. Una scelta decisa e blindata da un contratto triennale, cosa che mai era avvenuta con un allenatore nell’era Saputo. All’orizzonte s’intravede una lunga sosta utile a lavorare, pur senza una decina di nazionali, su testa e gambe, inserendo concetti e brillantezza, ma prima c’è il Torino, appuntamento da non fallire per nessuna ragione al mondo nonostante il trambusto degli ultimi giorni.

Ancor prima che per il nuovo tecnico, quello di domani sarà un banco di prova importante per i giocatori, di certo non esenti da responsabilità per quanto accaduto. Anzi. «Testa bassa e pedalare», ha sentenziato ieri Palladino durante la sua presentazione, una frase semplice e non proprio originale ma che incornicia benissimo il quadro attuale. Gli alibi e le chiacchiere, dentro e fuori dallo spogliatoio, sono finiti: questa squadra avrà sì le sue lacune, ma può e deve fare molto meglio di quanto (non) visto dalle amichevoli precampionato fino al match di Napoli.

Domani (19/09, non una data a caso) sarà anche la Giornata della Maglia e dell’Orgoglio Rossoblù, iniziativa ideata da Centro Bologna Clubs, Futuro Rossoblù e Percorso della Memoria Rossoblù, perché «indossare i colori rossoblù non significa soltanto sostenere una squadra, ma rappresentare identità, appartenenza, tradizione, ricordi e una passione tramandata di generazione in generazione». In fin dei conti sta tutto qua, non c’è bisogno di aggiungere altro. Meno travasi di bile sui social, più cuore e voce allo stadio. Per prenderci tre punti nient’affatto scontati e iniziare la risalita: chi non ci crede meglio che stia a casa, o a sedere in panchina.

Simone Minghinelli

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Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)

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