È ora che l'Appennino torni a tingersi di rossoblù

È ora che l’Appennino torni a tingersi di rossoblù

Martedì 26 febbraio 2013, stadio Renato Dall’Ara, minuto 84: la difesa della Fiorentina respinge come può un traversone al veleno disegnato dal mancino geniale di Alessandro Diamanti, la sfera ballonzola al limite dell’area e il carneade greco Lazaros Christodoulopolos, all’esordio in Serie A, la scaraventa nell’angolino alla destra del grande ex Emiliano Viviano. Il Bologna vince 2-1, il pubblico è in delirio e davanti alla panchina felsinea, capitanata da Stefano Pioli, si genera un festoso assembramento che in questi tempi di pandemia farebbe fioccare multe su multe.
Già, come sembra lontano quel giorno, specie ora che gli spalti sono desolatamente vuoti e le nostre urla di gioia (o di rabbia) possono riecheggiare solo tra le mura domestiche. E lontano lo è per davvero, quell’istante di travolgente irrazionalità, perché sono passati addirittura otto anni e nel frattempo il derby dell’Appennino non si è mai più tinto di rossoblù. Né al Dall’Ara né al Franchi, dove per ritrovare un successo bolognese dobbiamo tornare ancora più indietro, precisamente al 17 gennaio 2010 e all’1-2 firmato dall’insolito tandem offensivo Gimenez-Di Vaio.
Domenica pomeriggio, sotto le Due Torri, andrà in scena l’ennesima edizione di una sfida iniziata nel 1928 e disputata su vari palcoscenici di prestigio, dall’antica Divisione Nazionale alla Coppa Italia, dalla Serie A alla Coppa Anglo-Italiana, con la rivalità tra le due città e le due tifoserie che si è fatta via via sempre più accesa. Gli obiettivi odierni sono ben diversi da quelli in ballo quando sul campo c’erano Schiavio e Petrone, Bulgarelli e Hamrin, Savoldi e Antognoni, Signori e Batistuta, ma avere la meglio in un derby così sentito può dare un gusto vivace persino alla stagione più insipida.
Il Bologna ci arriva con la salvezza aritmetica ad un passo o forse già acquisita, visti i 38 punti attuali, ma anche con le cinque sberle rifilate dall’Atalanta che ancora bruciano e andranno cancellate offrendo una prestazione gagliarda. Purtroppo Sinisa Mihajlovic dovrà nuovamente fare i conti con l’emergenza, sgradita compagna di viaggio che non ha mai abbandonato i felsinei nell’arco dell’intera annata, e rinunciare a svariati elementi (ultimo della lista lo squalificato Schouten), sperando di recuperare in extremis almeno uno fra Dijks, Sansone e Tomiyasu.
Sul versante opposto la Fiorentina, tornata da circa un mese nelle mani di Beppe Iachini dopo le improvvise dimissioni di Cesare Prandelli, non è affatto serena nonostante l’ottimo pareggio conquistato nella scorsa giornata contro la Juventus: 34 punti sono un bottino povero e sono pure lo specchio di un altro campionato, il secondo sotto la presidenza di Rocco Commisso, fatto di molte ombre e pochissime luci. Una di esse, forse l’unica davvero degna di nota, è rappresentata dal centravanti serbo Dusan Vlahovic, 17 gol fin qui e una personalità straripante ad appena 21 anni.
Difficile trovare continuità adesso, se non ci sei mai riuscito nei sette mesi precedenti. Eppure, calendario alla mano, il BFC avrebbe davvero la chance non solo di salvarsi con discreto anticipo e di dare l’assalto al nono-decimo posto, ma soprattutto di chiudere a testa alta la stagione, lasciando un bel ricordo nella mente e negli occhi dei suoi tifosi. In tal senso, una vittoria domenica contro i viola o anche nella gara conclusiva con la stessa Juventus (nel mezzo ci saranno Udinese, Genoa e Verona) potrebbero valere doppio per l’ambiente rossoblù. Perché si sa, nel calcio e nello sport esistono rivalità che vanno ben oltre la classifica.

Simone Minghinelli

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