Bologna-Sassuolo è finita 2-2, e si può raccontare in molti modi. Il Bologna è andato sotto due volte e due volte è tornato su. Ha tirato di più, ha avuto più campo, più iniziativa, più pallone. Il 61% di possesso, 21 conclusioni, quasi 2 expected goals.
Insomma, a guardare i numeri, verrebbe quasi da dire che la partita l’abbiamo avuta in mano noi.
Solo che la partita, evidentemente, non lo sapeva.
Sono tre giornate che il Bologna tiene più palla dell’avversario. Quasi il 60% di media. E dopo tre giornate ha un punto.
È una forma curiosa di proprietà: il pallone è tuo, il risultato no.
Da ragazzino ricordo Winning Eleven. Potevi perdere 3-0 con tuo cugino, arrivare alla schermata finale e scoprire che però avevi avuto il 62% di possesso. Era una consolazione ridicola già allora. Avevi preso tre gol, però avevi amministrato benissimo il centrocampo virtuale.
Vent’anni dopo abbiamo trasformato quella schermata in una filosofia.
Possesso, expected goals, progressive passes, tocchi in area, pressing, mappe di calore. Tutto utile, tutto interessante. Il problema arriva quando cominciamo a confondere gli strumenti che descrivono una partita con la partita stessa.
Abbiamo avuto più palla, quindi abbiamo comandato.
Forse.
Col Sassuolo il Bologna ha tirato 21 volte contro 15, ma nello specchio 5 contro 6. Ha avuto il pallone, il territorio, l’iniziativa. Il Sassuolo, per due volte, ha avuto il vantaggio.
Avere la palla non significa avere la partita.
Non è un elogio del catenaccio. Il possesso serve. Ma è uno strumento, non una virtù morale. E forse il rischio di questo Bologna è proprio il dispossesso: credere di possedere qualcosa che in realtà continua a sfuggire.
Lazio, Atalanta, Sassuolo. Sempre tanto pallone. Sempre la sensazione che qualcosa stia per succedere. E un punto.
Che non vuol dire necessariamente giocare male. Anzi, è quasi più fastidioso: fare molte cose giuste e raccogliere pochissimo.
Il calcio, per fortuna, continua a resistere alla nostra voglia di spiegarlo tutto.
Possiamo avere il 60% della palla, 21 tiri e tutte le mappe di calore del mondo.
Poi arriva il novantesimo.
E scopriamo che possedere non è avere.
Riccardo Astolfi
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Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images (via OneFootball)

