02/06/2026
Nicola Tagliavini
OneFootball, Made in BO

Domenico Tedesco: il Tosco non l’ha visto…

Tempo di Lettura: 3 minuti

«Tosco cosa ne pensi di Tedesco?». E che ne so!

Nonostante un – quasi – plebiscito per il nuovo allenatore del Bologna io, che di mestiere dovrei avere un’opinione su tutto il calcio del globo terracqueo, dichiaro la mia totale ignoranza a tal proposito.

Chissà quanti di coloro che si dichiarano soddisfatti del suo arrivo hanno visto almeno una decina di partite delle squadre da lui allenate: meno non sono sufficienti per ‘battezzare’ un allenatore, tenendo presente di quanto sia importante il contesto. Secondo voi è la stessa cosa allenare il Lipsia in Bundesliga o la Nazionale belga, oppure lo Schalke 04 sempre in Germania preso dall’inizio o il Fenerbahce in Turchia preso in corsa dopo Mourinho?

Beati coloro che hanno le idee così chiare: Di Francesco una ‘pippa’, Tedesco un fenomeno. Che poi magari sarà anche così ma lo capiremo tra un po’, dichiararlo ora è quantomeno fantasioso e superficiale.

Entrando invece nella scelta fatta dal club, le idee le ho un po’ più chiare: andare su un profilo giovane ma già con alcune esperienze importanti alle spalle, non legato alla fissità dei moduli ma semmai dei principi di gioco, è una decisione che fa del Bologna una società proiettata al presente e già con un occhio al futuro, con buona pace di chi pensa che invece Casteldebole sia abitata da incapaci pronti a farsi inchiappettare dal De Laurentiis di turno.

Del mister nato a Rossano posso apprezzare il fatto che sia diventato allenatore professionista senza essere stato calciatore (ha militato in ottava serie tedesca, la nostra Seconda Categoria: una schiappa come il sottoscritto, in parole povere). E qui si potrebbe aprire il dibattito di quanto possa servire essere stati calciatori per diventare buoni se non ottimi allenatori: Sacchi, Mourinho, Sarri, Benitez e tanti altri sono lì a dimostrare che evidentemente serve il giusto.

Forse rivedere l’ammissione ai corsi UEFA per prendere il patentino potrebbe essere, insieme ad altri correttivi, una parte della soluzione dei problemi che affliggono il calcio italiano (un giorno potrei raccontarvi la mia esperienza al corso per il patentino UEFA B, svolto nel lontano 2001: oggi, se possibile, le selezioni sono ancora più restrittive per chi non ha giocato ‘a certi livelli’).

Evidentemente in Germania non è così, e il nostro Domenico ha potuto ottenere il suo bel patentino e mettersi in concorrenza con gli altri, con gli ex calciatori che a detta di tanti dovrebbero saperne di più. Nel caso specifico, Tedesco è arrivato al Bologna giocando nella ‘Ceretolese Alemanna’ di Stoccarda: dall’alta Renania alla bassa del nostro Reno è poi un attimo.

La scelta del Bologna appare proprio in continuità con quanto da me auspicato: un profilo che possa far rendere una squadra oltre il valore della rosa a disposizione, come fanno i bravi allenatori e non come a volte (non) fanno i ‘gestori’: se a Casteldebole ci hanno visto giusto ci aspetta un altro biennio importante, in caso contrario ci avranno provato, che è poi la cosa giusta da fare per tentare di restare competitivi davanti alle corazzate con bilanci milionari e organici miliardari.

Un tecnico dovrebbe essere una sorta di amplificatore del potenziale di una società che, non potendo creare rose da mezzo miliardo di euro, cerca comunque di scalare le posizioni in classifica attraverso idee di gioco capaci, appunto, di amplificare e non attenuare il potenziale degli elementi messi a disposizione.

La speranza è che fra un paio d’anni sarete tutti qui a rimpiangere Tedesco perché concupito dai club più prestigiosi al mondo: a quel punto vorrà dire che a Casteldebole avranno fatto ancora le cose giuste.

Tosco – Canale 88

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Foto: Alex Livesey/Getty Images (via OneFootball)

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