Non sappiamo come finirà la vicenda Rowe. Non sappiamo se sia meglio costringere un giocatore a rimanere perché non si trova un degno sostituto a pochi giorni dalla chiusura del mercato. Non so se con i – tanti – soldi dell’eventuale cessione si potrà comprare un difensore centrale mancino forte, e magari pure un mediano.
Una cosa però la sappiamo. Il Bologna non è la nuova Atalanta, e ha dimostrato di non puntare a esserlo.
Ricordando a tutti che ci siamo goduti tre anni (due anni e mezzo, via) fantastici con una qualificazione in Champions, una Coppa Italia (primo trofeo da 51 anni) e una finale di Supercoppa, premessa che andrà fatta da qui all’eternità o quasi, e con la certezza di avere ancora una proprietà solida e dirigenti assai capaci, dobbiamo fare i conti con la realtà: il Bologna di Saputo potrà anche puntare ogni anno all’Europa, ma non sarà mai stabilmente una squadra da primi posti. Il ridimensionamento è nei fatti.
È nel confronto proprio con quell’Atalanta che è diventata un modello da imitare per qualunque club miri a competere con le cosiddette ‘grandi’ della Serie A.
L’elenco delle cessioni eccellenti delle ultime estati lo stiamo facendo tutti in questi giorni: Calafiori, Zirkzee, Beukema, Ndoye, Castro e Lucumí. In sostituzione sono arrivati Casale, Dallinga (o Immobile), Vitik, Rowe (con Bernardeschi), Dovbyk e Piccoli (manca ancora il sostituto di Lucumí).
Intendiamoci, anche la Dea in queste stagioni ha venduto tantissimi pezzi pregiati: Hojlund, Retegui, Koopmeiners, Palestra e così via. Ma nel frattempo ha acquistato giocatori allo stesso livello da big europee: De Ketelaere, Scamacca, Kossounou, Raspadori.
Il raffronto è abbastanza impietoso. E se sul piano delle cessioni il calcolo delle entrate ci mette davanti ai nerazzurri (circa 80 milioni noi, circa 75 loro), sul piano delle entrate saremmo lontanissimi anche se arrivassero (per dirne due impossibili) Bastoni e Zaccagni.
Non si tratta di entrare a far parte del club dei ‘maigoduti’ (personalmente, dopo gli anni della C, il 14 maggio 2025 e in questi tre anni ho goduto talmente tanto che potrei essere a posto per il resto della vita), ma di essere realisti. Il BFC al momento non è l’Atalanta. E continuerà a vendere – benissimo – i suoi giocatori più forti sostituendoli con giovani scommesse. Sarà da Champions League nella classifica dei bilanci, non in quella finale della Serie A, miracoli a parte.
Magari lo sarà quando avrà uno stadio di proprietà… Ma ci vorrà un buon lustro.
Nel frattempo non facciamoci il sangue amaro. Chi parla di Serie B è un folle iettatore. Abbiamo sempre il mago degli acquisti (pensate quanto potrebbe smadonnare Sartori se vendesse un giocatore alla ‘sua’ Atalanta), abbiamo giovani che potenzialmente sono forti e magari quest’anno riusciremo finalmente battere la Juve in casa. Io mi accontenterei.
Massimo Franchi
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Foto: Giuseppe Cottini/Getty Images (via OneFootball)


