Qualche giorno in famiglia non cambia le cose, Mihajlovic non giura mai fedeltà eterna ma nel concreto lavora per il Bologna

Qualche giorno in famiglia non cambia le cose, Mihajlovic non giura mai fedeltà eterna ma nel concreto lavora per il Bologna

La settimana di stacco che Sinisa Mihajlovic si è preso per tornare a Roma dalla sua famiglia ha fatto suonare un campanello d’allarme, subito zittito dall’a.d. rossoblù Claudio Fenucci, che ieri mattina ha parlato in modo chiaro a Rai Radio 1: «Il mister ha un contratto per altri due anni e non c’è nulla in discussione: come tutti vuole riflettere qualche giorno dopo il campionato e ai primi di giugno abbiamo appuntamenti per discutere su come rafforzare la squadra». In effetti la sensazione, nonostante un po’ di malcontento da parte del serbo per una stagione altalenante che tra campo e mercato non è decollata come lui auspicava, unito alla sua tendenza a lasciare sempre uno spiraglio aperto ad altre soluzioni (ma, permettetecelo, meglio lui di quelle banderuole che che giurano fedeltà eterna ad un club e poi lo tradiscono), è che si stia facendo molto rumore per nulla.
Innanzitutto, tanto per togliersi subito il dente legato al valzer delle panchine, i rumors che provengono dalla sponda biancoceleste della Capitale non escludono il rinnovo di Simone Inzaghi, pur confermando i contatti tra il patron laziale Claudio Lotito e altri due tecnici, Gennaro Gattuso (su cui c’è forte anche la Fiorentina) e Maurizio Sarri. Ma al di là di questo, oltre all’apparente irrequietezza di Sinisa va sottolineato il suo comportamento nel concreto. Di recente, infatti, Mihajlovic si è confrontato prima col presidente Joey Saputo e in seguito con Rodrigo Palacio (39) e Danilo (37), comunicandogli la decisione di non puntare più su di loro come titolari fissi (da qui i mancati rinnovi di contratto), inoltre sta partecipando attivamente alla trattativa che dovrebbe portare Marko Arnautovic (32) al Bologna, senza dimenticare i test in ottica futura effettuati tra i pali con Federico Ravaglia (21). Insomma, non proprio l’agire tipico di un allenatore che ha l’intenzione di salutare la compagnia. Tutto il resto, fino a prova contraria, sono chiacchiere.

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